SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un unico assessore della giunta, Fabio Urbinati. Due soli consiglieri comunali, Gianluca Pasqualini e Giulietta Capriotti. Sindaci “minori” come Stefano Stracci e Patrizia Rossini. A cui si sommano un grande vecchio come Franco Paoletti e la sorpresa dell’ultim’ora: Gaetano Sorge, presidente dell’Assoalbergatori. Si fermano qui i “volti noti” in sostegno a Matteo Renzi a San Benedetto in una corsa alle Primarie che, nel Partito Democratico, risultato decisamente sbilanciato.

Pochi, ma agguerriti. Perché se da una parte la nomenclatura del partito appoggia Bersani senza titubanze, dall’altra vige il concetto che “se ognuno di noi riuscirà a portare dieci amici a votare, la battaglia sarà vinta”.

La parola d’ordine dei renziani, riunitisi martedì sera allo chalet Nord-Est di Grottammare, è sempre la stessa: rottamazione. Crudele, “ma diretta ed esplicita”. E se a livello nazionale il nemico numero uno si chiama Massimo D’Alema, subito seguito da Rosi Bindi, nelle Marche i volti del mancato rinnovamento hanno il volto di Gian Mario Spacca e Palmiro Ucchielli, quest’ultimo segretario regionale del Pd.

Il Presidente della Regione viene addirittura accostato a Formigoni, almeno per la longevità della sua esperienza anconetana. “Presto festeggerà le nozze d’argento a Palazzo Raffaello e vorrebbe persino ricandidarsi nel 2015”, denuncia Paoletti.

Il sogno di tutti è quello di riportare Renzi nel Piceno, stavolta a San Benedetto. “Ci proveremo la prossima settimana – garantisce Urbinati – farà tappa a Pesaro, Urbino ed Ancona. Chissà che non ci sia la possibilità di farlo scendere in Riviera gli ultimi giorni d’ottobre”.

Renzi non ha ancora pubblicato un chiaro programma in tema di pesca. Urbinati, assessore di competenza a San Benedetto, annuncia orgoglioso di aver ricevuto dallo staff del primo cittadino fiorentino la richiesta di mandare idee e proposte a proposito: “Per me è un grande onore e mi adopererò immediatamente”.

“Non si può fermare il vento con le mani”, aggiunge Urbinati. “Tutte queste modifiche al regolamento sono dettate dalla paura di perdere. Il nostro movimento ha cambiato nome quattro volte in vent’anni. Pci, Pds, Ds, Pd, tuttavia la classe dirigente è rimasta identica”.

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