San Benedetto del Tronto – Si è svolto oggi presso l’Auditorium del comune di San Benedetto del Tronto un convegno sulla tematica della morte ed in particolare sugli ultimi giorni dei pazienti in fin di vita.  “Cosa fare quando sembra non ci sia più niente da fare?”. Ne abbiamo approfittato per intervistare uno dei promotori dell’iniziativa, il dottor Alfredo Fioroni, dirigente molto stimato del Servizio di Fisioterapia del Madonna del Soccorso.

Dove nasce l’idea di questo evento formativo?

“Nasce dalla vicenda professionale ed umana di un nostro caro amico che ci ha lasciato, il dott. Marco Mengoni. Grande organizzatore di eventi, noi come riabilitatori gli siamo stati vicini per gran parte del percorso che egli  ha affrontato con grande  dignità e serenità. Sostenuto da una famiglia speciale, mi suggerì l’idea di un convegno che trattasse questi temi, era un uomo buono e generoso, oggi sarebbe stato qui con noi per testimoniare la sua esperienza”

Come è possibile  aiutare un paziente che si trova il condizioni di difficoltà per grave patologia o cronicità nel percorso riabilitativo?

“La persona con disabilità va posta al centro.  Le esigenze sono più spesso sfaccettate e nessun operatore, da solo, può dare una risposta appropriata esaustiva ed efficace ecco pertanto la necessità di affrontarle in squadra.  Il Team riabilitativo va allargato sicuramente alla famiglia ed a tutti gli operatori sanitari e sociali che possono dare un contributo fattivo ai sui bisogni, l’intervento per risultare efficace va sempre integrato  e gestito in maniera unitaria”

Come una persona si accorge di essere “al centro”?

“Questo sta a noi. Il Prof. Mario Melazzini, oncologo malato di S.L.A. , da anni testimone della dignità della persona umana, dal suo particolarissimo osservatorio, ci  fornisce delle indicazioni importanti. La persona con disabilità percepisce di essere  “al centro” quando osserva negli operatori uno SGUARDO, non omologato, ma sempre empatico, bidirezionale, di vicinanza e quando gli stessi operatori riescono a  SOSTENERE LA SPERANZA, accettano cioè di essere compagni di strada, spendendosi oltre il proprio “mansionario” professionale. Bene la disponibilità all’ascolto, benissimo la visita inattesa, la telefonata estemporanea…Occorre vincere la paura di mettersi in gioco”

Come comunicare la diagnosi di grave malattia?

“Non la bugia pietosa ma la verità. La comunicazione va però modulata empaticamente e con amore  in base alla tolleranza del paziente. Le “sentenze” date brutalmente all’inizio del percorso andrebbero evitate, prima di tutto perché l’espressione fenotipica di una stessa malattia varia da individuo ad individuo, in riabilitazione abbiamo dei criteri prognostici ma non sono assoluti , in secondo luogo perché nel percorso riabilitativo vanno considerati anche aspetti sociali ed ambientali che sono spesso diversi. Una comunicazione sbagliata può essere devastante e compromettere il lavoro del riabilitatore”

Dott. Fioroni, cosa fare quando sembra non ci sia più niente da fare?

“Esserci. Sulla base della fiducia e della credibilità guadagnata sul campo, negli anni, garantire al paziente che non sarà mai abbandonato, ma che anzi  su di noi, su questo team,  potrà sempre contare”

Il convegno ha visto una grande partecipazione di sanitari e parenti che hanno vissuto il problema in prima persona con i propri cari. Ne è scaturito un dibattito molto interessante con tantissimi interventi, tutti molto interessanti.

 

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