GROTTAMMARE – Una class action conto l’articolo 62. Questa è l’idea dell’assessore provinciale Filippo Olivieri nei confronti della legge che imporrà agli operatori di pagare entro i trenta giorni i fornitori di merce alimentare.

Pubbichiamo interamente:
“Arrivano difficoltà per turismo e agricoltura. Il Governo Monti ora vuol penalizzare anche i cardini della nostra economia. Con una nuova legge, praticamente, penalizza l’intero nostro territorio ma anche tutti quelli che, come il Piceno, vivono di turismo e tipicità enogastronomiche. Ancora una volta per favorire la grande industria.

C’è un articolo, il 62, che entrerà in vigore il 24 ottobre, che rischia di suonare come una condanna a morte per le piccole imprese turistiche e per i ristoranti e, sicuramente, rappresenterà un serio ostacolo per produttori diretti dell’agricoltura e dell’ortofrutticolo, tanto per fare alcuni esempi. Il 24 ottobre entrerà infatti in vigore una legge che imporrà agli operatori di pagare entro e non oltre trenta giorni i fornitori di merce alimentare obbligando inoltre le due parti a stipulare un contratto scritto.

Osservata dal punto di vista del nostro territorio, la legge significa due cose: problemi per ristoratori e albergatori, e problemi per i produttori locali. Il tutto, lo sottolineo ancora una volta, a favore della grande industria. Alla faccia della tutela della piccola impresa e del marchio locale. Questo perché per gli operatori turistici significa non poter più far fronte all’organizzazione di un evento come un convegno o un grande convivio. Con questa legge l’albergatore che ospita l’evento è obbligato a saldare la fornitura entro i trenta giorni. Oltre quel termine altrimenti scatterebbero pesanti interessi e more.

Ma l’organizzatore dell’evento, che ricopre il ruolo di utente finale, non ha invece alcun obbligo. Quindi potrebbe pagare anche tre o sei mesi dopo. Cosa che accade molto spesso. Ma le contraddizioni di questo provvedimento non finiscono qui. Perché con il fornitore è necessario stipulare un contratto. La nostra zona vede da sempre vivere a stretto contatto la ricezione turistica con la piccola produzione locale. La cosiddetta tipicità. Obbligare imprese di ridottissime dimensioni a dotarsi di un costante strumento burocratico, equivale a dire aumentare gli adempimenti amministrativi a carico delle aziende.

Un agricoltore, o un’azienda familiare, dovrebbe redigere e star dietro, per farla breve, a decine e decine di contratti da rinnovare di volta in volta. Questo significa scoraggiare la libera impresa e aumentare gli oneri burocratici. Esattamente il contrario di quello che ci si aspettava da questo Governo. Significa anche spingere la piccola produzione all’interno delle grandi catene produttive per evitare immancabili problemi legali legati proprio alla gestione di tutta questa burocrazia. Il nostro territorio è famoso, in Italia e nel mondo, per le sue tipicità locali sulle quali il turismo ha la possibilità di basarsi. Danneggiare questi due settori significa mettere ulteriormente in ginocchio la nostra economia.

E’ il caso, a questo punto, di prendere seri provvedimenti.
Propongo una class action, composta da tutte le parti in causa: produttori, operatori turistici e soprattutto associazioni di categoria che intervengano, per vie legali, contro questa normativa che, di fatto, rappresenta una forte penalizzazione del nostro territorio.Il regime Monti è in atto!”

 

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