Da Espresso Rossoblu N. 1147

San Benedetto del Tronto – Ci risiamo con le maglie arancioni che non piacciono a molti tifosi rossoblu. Niente da ridire, da parte mia,  se si è deciso di giocare così in casa e fuori in rossoblu, l’importante è dirlo, un po’ alla volta ci abituiamo e cominciamo a chiamare i nostri: arancioni. Non accetterei invece se la scelta fosse dovuta ad una scaramanzia: quattro gol con la Renato Curi, tre oggi. Sarebbe da trogloditi.

Azzeccatissima invece la maglia degli ospiti, a righe orizzontali bianco azzurre come la banda Bassotti (stavolta Luca non c’entra). Con il numero davanti invece che sulle spalle sarebbero state perfette ma forse non si può. Per chi non lo sapesse l’Astrea è la squadra di un istituto penitenziario romano. Finiti gli scherzi passiamo alla gara.

Oggi la Samb ha rischiato di non vincere contro una squadra inferiore di una spanna seppur molto coraggiosa. Ai loro sbagli elementari di appoggio (roba da prima categoria) la squadra di Palladini ha risposto con una difesa impresentabille, basta pochissimo per perforarla nonostante un portiere degno erede di Di Vincenzo. Si spiegano così, oggi lo hanno capito tutti, i punti persi fuori casa dopo che eravamo in vantaggio. Appena ci attaccano, cediamo.

Così (ma credo che Bartolomei e Pignotti lo abbiano capito) pensare alla vittoria del campionato, oggi è fuoriluogo. Se poi i campionati si vincono in difesa l’aggravante è evidente. Un vero peccato perchè l’attacco (il centrocampo  molto meno, nonostante un Carpani da serie superiori) è uno dei migliori degli ultimi cinque anni.

Domenica prossima (anzi sabato) a Macerata sarà la prima prova del fuoco (o del gioco). Un incontro al vertice che la Samb  vincerebbe comodamente se, in settimana, Palladini riuscisse a sistemare il reparto arretrato. Credo infatti che non sia un problema di uomini ma di caratteristiche troppo uguali tra chi ha giocato fino ad oggi oltre all’evidente mancanza di un uomo guida, Marini è bravo ma non lo è.

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