Dal settimanale di Riviera Oggi numero 933 del 1° ottobre 2012

CUPRA MARITTIMA – Cupra sommersa da acqua e fango. Questo è stato il primo titolo della testata giornalista on line Riviera Oggi il 3 settembre scorso, data in cui è arrivata la prima perturbazione denominata Poppea. Poi ci fu la pioggia del 14 settembre e anche lì madre natura non ha avuto pietà.

Ingenti i danni su tutta l’area cuprense, così come quelli ai privati, agli esercizi commerciali, alle strade, alla pista ciclabile, alle colline stesse che purtroppo in alcuni punti non hanno retto.

In poche ore la cittadina ha ricevuto acqua dal cielo che avrebbe dovuto incassare in settimane se non in mesi. Ma c’è una realtà, e a confermarcela pochi giorni fa a mezzo stampa (Tg3 Marche) è stato il geologo Primo Falcioni che ha dichiarato e confermato che la zona costiera – chiamata Falesia– esposta a forti avvenimenti atmosferici può avere conseguenze gravi come cedimenti e frane.

Ad informarci sulla situazione attuale del paese e sul capitale uscito dalle casse del Comune per l’emergenza, è il sindaco Domenico D’Annibali: “I debiti di spesa ammontano a migliaia di euro. Abbiamo richiesto alla Regione Marche lo stato di calamità naturale. La criticità sul nostro territorio c’è, e come ho già affermato tempo fa, prevenire è meglio che curare. Purtroppo in alcune situazioni non possiamo che limitari i danni”.

La limitazione dei danni di cui parla è strettamente collegata a quelle aree dove non c’è stato rispetto dell’assetto morfologico e geologico del terreno?

“Sì, ma parliamo di un piano regolatore già esistente, o di case costruite negli anni ’80. Per limitare queste scelte fatte tempo fa o non fermate prima per via di iter legali e burocratici persi, che graverebbero sulle tasche dei cittadini per via dei ricorsi al Tar, sempre da parte dei privati (con firme di tecnici che ne approvano le costruzioni), non ci resta che cercare di prevenire e limitare i danni. Voglio dire che siamo pienamente coscienti della situazione, ci stiamo muovendo anche attraverso perizie tecniche, per arginare problemi passati e futuri. Pongo come esempio sempre il torrente Sant’Egidio. Se non fossimo intervenuti con una pulizia a tappetto, sarebbe stato un disastro”.

D’Annibali infine oltre a ringraziare la squadra del Coc (Comitato organizzativo comunale) che ha operato prontamente nelle fasi critiche, ci rivela una questione di rilevante importanza e cioè che nel dicembre 2012 ci sarà una modifica al vigente Piano Regolatore dove saranno eliminati ben 100mila metri cubi edificabili.

“ La volontà di non cementificare c’è – prosegue D’Annibali” – bisogna costruire dove si può costruire non dove la natura dice no”.

Nella memoria storica dei costruttori, dei privati e di chi vive il territorio quotidianamente forse non viene alla mente la famosa “frana” – da lì il nome della zona di balneazione tra Cupra e Grottammare –del 1928. Tra le ore 21.45 e le ore 22.10 un tratto dal colle compreso tra il fosso Cipriani e il fosso dell’Acquarossa scivolò fino a interrarsi nel mare per una profondità di circa 120 metri. La frana travolse la sede della strada provinciale Aprutina – oggi Statale sedici – che, non avendo potuto resistere all’enorme peso, si frantumò. Ci furono vittime, coinvolse case e un treno viaggiatori.

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