SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Presto un Registro per le coppie di fatto anche a San Benedetto”. La garanzia arriva dal sindaco Giovanni Gaspari, che su Twitter ha replicato positivamente alla richiesta di un cittadino che proponeva all’amministrazione comunale di proseguire sulla strada intrapresa da realtà come Milano e L’Aquila.

Una presa di posizione decisa da parte del primo cittadino, che già prima dell’estate si era mostrato favorevole all’ipotesi di equiparare le unioni civili a quelle generate dal matrimonio. Una sorta di tutela nei confronti delle coppie conviventi non sposate (siano esse etero o omosessuali) nell’ambito di aree quali l’assegnazione di case, la sanità, i servizi sociali, le politiche per giovani, genitori e anziani, sport e tempo libero, formazione, scuola e servizi educativi, diritti e partecipazione e trasporti.

La calda stagione, con annesse ed infinite polemiche relative a Sea Card, tassa di soggiorno, wi-fi, allagamenti e convenzione dello Stadio Riviera delle Palme, aveva fatto finire l’argomento nel dimenticatoio. Riemerge ora, un po’ a sorpresa, con l’annuncio di Gaspari che attende solo di trovare concretezza.

Nel caso del capoluogo abruzzese, l’iscrizione nel Registro può essere richiesta da due persone, non legate tra loro da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, bensì da vincoli affettivi, residenti anagraficamente da almeno un anno nel Comune de L’Aquila e coabitanti almeno dallo stesso periodo di tempo. “Si considera Unione Civile – recita il documento promosso dalla giunta Cialente – ogni nucleo, basato su legami affettivi o di mutua solidarietà, tra due persone maggiorenni, caratterizzato dalla convivenza e dal contributo di entrambe le parti alle esigenze di vita comune, che abbia chiesto ed ottenuto la registrazione amministrativa”. Tale regime si prefigge lo scopo “di superare situazioni di discriminazione e favorire l’integrazione delle coppie di fatto nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio”. L’iscrizione al registro è gratuita e l’ufficio competente può verificare in ogni momento l’effettiva convivenza delle persone che richiedono la registrazione. La regolamentazione non è troppo differente da quella varata dall’amministrazione milanese guidata da Giuliano Pisapia lo scorso mese di luglio, dopo una seduta fiume durata più di undici ore.

Il percorso si preannuncia dunque difficile ed insidioso. Una proposta del genere, presentata da Gaspari al Consiglio Comunale, potrebbe far emergere numerosi malumori. Il suo secco no, il Popolo della Libertà l’aveva di fatto comunicato in occasione dell’intervento di Carlo Giovanardi al convegno “Istituto Famiglia”. Un’opposizione indirizzata specialmente al capitolo delle unioni gay. “Rispetto tutti – tuonò Pasqualino Piunti – ma sono assolutamente contrario al registro per le coppie omosessuali. Non credo sia giusto”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si troverebbe certamente l’esponente Udc, Domenico Pellei, considerata la severa critica al provvedimento emersa dall’universo cattolico. Pertanto, alla lista degli scontenti potrebbero aggiungersi anche alcuni componenti della maggioranza. Dal Pd all’Idv, passando per i Verdi, il rischio di un rifiuto trasversale riferito alle frange più conservatrici, sarebbe elevato.

La palla torna a questo punto al sindaco che, a fronte di una coalizione già di per sè litigiosa, deve decidere se avventurarsi in un sentiero pieno di insidie.

 

 

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