Politica. Che fare dopo i recenti scandali che sono la norma, altro che eccezioni? Fiorito non è un eccezione, ha soltanto esagerato ed è stato scoperto. Come lui altri in precedenza ma il vero problema è un altro e lo ha spiegato in modo chiarissimo lo stesso capogruppo (Pdl) della Regione Lazio: ho applicato la Legge che non prevede l’obbligo della certificazione della spesa. La legge chi l’ha fatta? Loro. Con il Porcellum, con l’aumento dei parlamentari, con i super stipendi, con i super bonus per tutto e ovunque e tanto altro ancora.

Questa è la realtà e nessun Fiorito, tantomeno il suo arresto, può dimostrare il contrario. Gli attuali politici vanno rimossi in toto o quasi. Quasi perché, se un eccezione c’è, sono alcuni rappresentanti “sani” (purtroppo troppo pochi) della nostra politica. Nazionale e locale. Se penso poi che i “capi” di così tanti misfatti (da Bersani a Casini, da Berlusconi a Fini, dai gregari onorevoli nostrani, dai tanti sindaci partoriti da “Ditte”  specializzate nei voti di scambio) ambiscono ad essere rieletti, un po’ di nausea mi viene. Ma è proprio questo il punto e va combattuto con le armi giuste. Non certo con la rassegnazione, al massimo con il “non voto”.

Per quello che sto per dire ho ricevuto, in un commento di un lettore, un assist per far gol a porta spalancata. Eccolo: “Sostenere che la colpa è dei politici e/o dei cittadini che li votano mi sembra un atteggiamento rassegnato e fatalista. Bisogna essere protagonisti del cambiamento, artefici del proprio destino (parole che ho preso in prestito per il titolo, Ndd); se le cose non vanno bisogna cambiarle attivandosi in prima persona, ognuno nell’ambito delle sue possibilità. Se poi le cose non cambiano lo stesso, vuol dire che non siamo sufficientemente capaci di cambiarle, quindi la colpa è nostra e non degli altri”

Parole che non cozzano, come potrebbe sembrare, con la parte iniziale di questo mio DisAppunto  nella quale imputo ai politici gravi e grandi responsabilità. Perché “First”, l’autore del commento, non intende dire che gli eletti e gli elettori non hanno colpe (sono infatti evidentissime) ma che è sbagliato sostenerlo esclusivamente a parole senza provare a sostituirsi a loro con azioni disuguali o contrarie. Le parole e le critiche non hanno mai cambiato nulla se nessuno le mette in pratica. Cosa che, invece, in senso contrario, stanno facendo gli onorevoli nostrani Ciccanti (Udc) e Agostini (Pd) con strategie comuni (chi l’avrebbe mai detto!) per non perdere il treno delle prossime elezioni nazionali. Alle parole stanno facendo seguire i fatti, addirittura con comunicati congiunti.

Mi rifaccio quindi alla frase del lettore “Bisogna essere protagonisti del cambiamento, artefici del proprio destino; se le cose non vanno bisogna cambiarle attivandosi in prima persona, ognuno nell’ambito delle sue possibilità” per invitare i cittadini (i nostri commentatori più critici in particolare) a scendere in campo con entusiasmo e decisione per rendere meno sterili i loro ragionamenti. Per esempio rilanciare l’associazione NOI (Nuovi Orizzonti Italiani) che, se ben ricordo, aveva come presupposto il cambiamento proponendosi come alternativa con idee e progetti, insomma una specie di nuovo Partito da presentare ai tantissimi elettori scontenti e ancor di più a chi non ha votato per mancanza di candidati validi.

In molti mi chiedono che fine hanno fatto i tre soci fondatori Alessandro Palestini, Roberto Guidotti e Nazzareno Straccia (si “accodò” anche Giorgio De Vecchis) e perché non promuovono un incontro pubblico dove illustrare le proprie intenzioni e dimostrare che non sanno solo parlare (e scrivere) ma anche fare i fatti. Io, a chi me lo chiede, rispondo così: noi siamo disponibili a dar loro il maggior apporto e spazio possibile affinché l’incontro si realizzi perché riteniamo necessario un nuovo movimento che si discosti da tutti gli altri e porti una ventata di gioventù, trasparenza e professionalità. E che saremo molto rigidi nel controllare eventuali deviazioni e… ritorni al passato. Siamo anche convinti che i rappresentanti buoni (le eccezioni di cui scrivevo sopra)  della politica rivierasca lascerebbero quei Partiti dei quali non condividono nulla ma vi restano perché non vedono sfoghi. N.O.I. potrebbe diventarlo.

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