Inorridisco.

E non parlo degli elettori dell’Udc. Ma purtroppo, nel mare della politica italiana, si trovano pesci che puzzano sempre dalla testa.

Non mi interessano le schermaglie tra Casini, Vendola e Bersani. Fanno parte della politica chiacchierata, che riempiono le discussioni nei giornali e nei bar, tanto per non dire niente.

Pierferdinando Casini, bolognese, classe 1955, laureato in Giurisprudenza, approda in Parlamento nel 1983, giovanissimo.

Fra tre mesi compirà il trentesimo anno da Parlamentare. E quindi punterà ai 35 anni in Parlamento.

C’è poco da discutere: arriva da un altro mondo, quello della contrapposizione Dc-Pci.

Si è preso un’altra possibilità: è stato tra i politici cardine della cosiddetta Seconda Repubblica, persino Presidente della Camera.

Ha contribuito come tanti allo sfacelo politico di quegli anni: ha personalizzato la politica mettendo il suo nome nel simbolo del partito; ha candidato mafiosi alla presidenza della Sicilia e li ha portati in Parlamento. Inoltre, come quasi tutti i politici italiani, è bravo a parlare e a far giochini politici, ma in trent’anni mai nessuno gli ha sentito pronunciare un discorso politico di grande respiro. I have a dream, forse è un po’ troppo, ma almeno qualcosina che resti nella memoria collettiva.

Questo è il preambolo.

Io non ce l’ho con Casini, anche se lo stesso partito da lui gestito un po’ alla Bossi un po’ alla Di Pietro da 17 anni, dovrebbe chiedergli il pensionamento per sopraggiunti limiti di età.

Ma ecco cosa dice oggi, 2 ottobre 2012, Casini:  “Nessuno di noi è così ingenuo da pensare che Monti venga con me a Agrigento a fare comizi. Lui, non ha bisogno di fare partiti e comizi, ma noi ci auguriamo che dopo il voto si crei un’ampia convergenza”.

Ma Casini, dopo trent’anni in Parlamento, sa cos’è la democrazia?

Sa che Mario Monti, per una volta nella vita, dovrà andare ad Agrigento a fare comizi, se vuole un voto?

Perché Casini è così attratto dai cosiddetti Unti del Signore (Silvio B. prima, Mario M. oggi)?

Tutti loro, Casini in testa, sanno che sono politicamente finiti. Sanno che le manovre che hanno votato senza spiegarle ai cittadini né agli stessi ignari militanti, consegneranno l’Italia ad un futuro prossimo di stile iberico-greco.

Sanno che un Casini, un Fini, probabilmente anche un Bersani, di fronte a manovre di tasse e tagli da 50 miliardi l’anno sarebbero costretti a dimettersi a causa di una ribellione popolare fortissima.

Ecco che allora Casini preserva Mario Monti, il grigiograte amico della grande finanza feudale, per un solo scopo: Monti garantirà ai Casini di guadagnare un po’ di tempo, di continuare la gestione del nulla parolaio. Monti si nasconde dietro ai politici che a loro volta si nascondono dietro Monti. I politici curano il loro orticello, Mario M. il grande pascolo.

Ma vi immaginate cosa avrebbe da dire Monti ad Agrigento?

Nulla.

Non una parola sull’economia reale a rotoli, non una parola contro gli speculatori finanziari, non una parola sulla deregolamentazione finanziaria, non una parola sul conflitto di interessi, non una parola almeno sulla riforma dell’eurozona in chiave anti-leghista (almeno ad Agrigento, si potrà?).

Ad Agrigento aspetteranno invano.

 

 

 

 

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