MARTINSICURO – Gli operatori di On the Road incontrano le prostitute per parlare di zoning, ovvero luoghi all’aperto dove consumare prestazioni sessuali in sicurezza.

“Sono donne di età e nazionalità diverse, arrabbiate, preoccupate, determinate – afferma l’associazione – Si prostituiscono per lo più lungo la Bonifica del Tronto o sulla costa adriatica tra le Marche e l’Abruzzo. E si sentono vittime di una insensata caccia alle streghe. Chiedono un luogo tranquillo dove esercitare la loro attività senza disturbare nessuno e senza correre rischi per la propria sicurezza”.

Il primo Comune a sperimentare lo zoning è stato Mestre (Venezia) e già altri Comuni in Italia stanno prendendo in considerazione il progetto.

Durante l’incontro con On the Road le prostitute hanno raccontato di ricevere spesso multe salatissime e in alcuni casi anche provvedimenti restrittivi della libertà personale. “Ma non ci stanno ad essere trattate come elementi socialmente pericolosi, come minaccia per la sicurezza dei cittadini – prosegue On the Road –  perché non lo sono. La prostituzione non è reato ma chi la esercita (per scelta, per necessità, o perché costretta da organizzazioni criminali dedite allo sfruttamento) è oggetto di continui controlli e sanzioni da parte delle forze dell’ordine. Da quando i sindaci hanno il potere di emanare ordinanze in materia di sicurezza, poi, i motivi per multarle sono i più disparati. Dall’abbigliamento succinto all’intralcio del traffico, dal divieto di contrattazione al disturbo della quiete pubblica, ogni Comune se ne è inventato uno”.

I vari provvedimenti amministrativi non riescono a ridurre il fenomeno, ma lo spostano da una zona all’altra, o dalla strada in appartamento. Ripercussioni invece si sono avute sulla qualità della vita di chi si prostituisce.

“Siamo esasperate – ha affermato una delle presenti – sta diventando una vessazione insopportabile”. E la sua amica incalza: “Dalle retate a tappeto, addirittura con il supporto dell’elicottero, alle quotidiane multe da centinaia di euro, i mezzi messi in campo contro di noi negli ultimi tempi non si erano mai visti”.

“Non si capisce questo accanimento – spiega ancora una delle ragazze –  non vorremmo creare disturbo ai residenti dei Comuni dove lavoriamo, ma non sappiamo più come fare. Ci accusano di tutto ma ci mettono in condizioni sempre più difficili senza darci alternativa”. E fa alcuni esempi: “Dicono che sporchiamo ma hanno tolto i cestini dell’immondizia, ci accusano di lavorare troppo vicino alle case ma hanno chiuso l’accesso alle zone più riparate. Vogliono spingerci via, ma dove? Noi in qualche modo dobbiamo continuare a lavorare e un lavoro alternativo a questo non è così facile trovarlo”.

Hanno le idee chiare, si sono confrontate giorno dopo giorno e hanno letto l’esperienza di altre città: “E’ davvero impossibile individuare una zona dove non disturbiamo e dove possiamo lavorare senza correre il rischio di aggressioni, rapine, violenze?” Sembra un paradosso ma è proprio così: vengono descritte come un pericolo per la sicurezza ma spesso sono le prime a subire reati. Ed è anche per questo che si sentono vessate”.

Un novo incontro sul tema è stato fissato per la prossima settimana “per parlare di zoning più dettagliatamente – conclude On the Road – di ricorsi contro le multe, e naturalmente di lavoro. Obiettivo: avere proposte per riaprire il dialogo con le Istituzioni, in modo serio e pragmatico”.

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