CONSORZIO TURISTICO. Dopo aver letto l’articolo riguardante la pace (quando mai avevano litigato?) tra vecchio e nuovo presidente  ho sentito la necessità di una piccola precisazione che ho inserito come commento all’articolo di Massimo Falcioni. Riflettendoci però non l’ho ritenuto sufficiente grazie ad una puzza di bruciato che non riesco a tenere per me e quindi a non esternare.

Parto dall’inizio: qualche giorno fa, improvvisamente, a  ciel sereno, su una locandina del Corriere Adriatico appare una scritta contro l’ex presidente del Consorzio Turistico, Marco Calvaresi. All’interno un articolo nel quale viene detto che, per colpa sua, l’ente pubblico ha un deficit di 70 mila euro, unico debito attuale dopo il “risanamento” di qualche anno fa che aveva provocato una marea di polemiche. Incuriosito, chiamai Calvaresi e Greco i quali mi dissero che sul giornale di Ancona c’erano imprecisioni. Mi sentii quindi in dovere di informarmi bene. Informazioni che partorirono un DisAppunto nel quale si chiariva con tanto di documenti che le colpe dell’attuale presidente del Consiglio comunale erano inesistenti o perlomeno molto, molto marginali. Pensavo bastasse fino a quando, due giorni dopo, l’attacco a Calvaresi parte  da Il Messaggero. Richiarisco con un secondo DisAppunto ma già intravvedevo “puzza di bruciato“.

Riesamino mentalmente l’accaduto e, come un lampo, un pensiero intrigante mi fa fare alcune riflessioni: ma, se il Corriere Adriatico e Il Messaggero sono giornali molto vicini al boss dell’Udc, Casini, e Amedeo Ciccanti ne è un suo onorevole esponente, come si può spiegare l’attacco (oltretutto non verosimile) a quel Marco Calvaresi che lo stesso Ciccanti aveva “pilotato” in campagna elettorale fino a proporlo come presidente del Consiglio comunale? Che cosa è successo? Si è capovolto il mondo, come sarebbe ora che accadesse? Non ci ho creduto subito e tantomeno ci credo adesso. Perché l’onorevole ascolano non è intervenuto prima con fermezza a difesa del suo uomo?

Ripensandoci bene mi è venuta in mente una possibile soluzione all’enigma legata alla tradizionale furbizia di “Medè” come lo chiamano i cittadini della nostra provincia. Quando i giornali sopra indicati sono stati smentiti da due miei editoriali in modo credo inequivocabile, doveva in qualche modo metterci una pezza e lo ha fatto inserendosi nel ruolo di paciere tra due persone che, tra l’altro, non avevano litigato: Greco mi disse testualmente che, se c’era una contestazione a Calvaresi, non era da parte sua bensì da parte dei Comuni. Molto interessanti tra l’altro le motivazioni attuali dell’onorevole: le carte dicono chiaramente che il comportamento di Calvaresi era stato in linea con il contratto con la ditta organizzatrice della mostra di Michelangelo. E cioè che l’onere economico era a carico dei cosiddetti sponsor e solo loro. Come da me specificato, in precedenza.

Mi domando quindi: ma l’onorevole Amedeo Ciccanti non poteva leggere le “carte” prima di me ed evitare che i giornali editi da Caltagirone mettessero in grande evidenza (locandine, titoloni) colpe che Calvaresi non aveva. Non era suo interesse e del suo Partito? Perché non lo ha fatto? Era un suo preciso dovere difendere l’immagine del candidato a sindaco che aveva aderito alle sue strategie elettorali. In questi casi, infatti, l’immagine non è mai recuperabile in toto. Infatti, la sensazione che Marco Calvaresi, sbattuto in mezzo alla strada come la causa di un grave danno ad un ente pubblico, resterà impressa in molti cittadini rivieraschi. Una cosa che a lui poteva far piacere? La logica direbbe di no…

Come dice (la logica) che i miei interventi sulla questione finiscono qui. Io sento, credo, di aver fatto il mio dovere in piena onestà e trasparenza.

 

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