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GROTTAMMARE – Lo cantavano ardentemente i Rem  21 anni fa, e fu uno dei brani che consacrò la band statunitense nel panorama del rock a livello planetario. In “It’s The End Of The World As We Know it” troviamo delle analogie che, catapultate nel contesto storico attuale, sembrano descrivere in forma più che veritiera la condizione nella quale ora si stanno trovando milioni di cittadini europei.

Questo più o meno il messaggio di Giulietto Chiesa, che al Kursaal di Grottammare, giovedì 20 settembre, parla della crisi, con relative cause e possibili, inquietanti conseguenze. Chiamatele, se volete, implosioni del sistema societario attuale. Un sistema che, a detta del giornalista, è in procinto di giungere al capolinea se le cose non dovessero cambiare radicalmente, e celermente.

Frammenti di una società basata sulla prepotenza di chi è potente solo perché più abile nello sfruttamento dei più deboli. Frammenti in continua disseminazione, che adesso si polarizzano verso il vortice della recessione e del salto da gambero di 100 anni. Perché, secondo Chiesa, questo rischiamo.

Ma anche disinformazione e controllo delle opinioni generalizzate, per scaraventarci in faccia verità e oggettività costruite ad hoc in appositi laboratori della manipolazione mediatica. A partire dall’11 settembre 2001. Ed ecco ora che arrivano improperi sulla categoria dei giornalisti.

Una stirpe di professionisti che, a detta dell’ospite d’onore della prima di Blow Up, assoldati dai potenti si fanno commissionare le artefatte verità di cui sopra da diffondere presso i giornali o telegiornali di cui sono dipendenti. Una categoria di lavoratori definita “stupida” da Chiesa, il quale pondera  e fa pressione in maniera molto pressante sull’aspetto della comunicazione, o meglio mal-comunicazione.

Giulietto Chiesa parla di crisi e di come le nostre vite stanno per cambiare, o di come già lo sono ma semplicemente il benessere accumulato nei decenni d’oro che ancora ci sorregge non ci permette di farcene accorgere.

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