SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come ampiamente detto da allenatore e società, bisogna avere pazienza. Le prime quattro giornate sono state una specie di “percorso formativo”. Si è passati dall’illusione contro il San Nicolò (una vittoria che ha nascosto qualche crepa), al capitombolo contro l’Amiternina. Ora, dopo il pareggio di transizione con il San Cesareo (dove Palladini ha incominciato a correggere alcune scelte di inizio campionato), arriva il riscatto col Renato Curi, figlio di un’identità di gioco finalmente ritrovata (almeno fino alla prossima settimana).

Dopo la sconfitta con l’Amiternina si parlava di una difesa completamente sballata, dopo il pareggio con il San Cesareo la difesa era migliorata, ma si parlava di un attacco anemico e inconcludente. Palladini l’aveva detto “Dateci tempo, andiamo per gradi. Miglioreremo”. Così è stato contro il Renato Curi.

La squadra, che sembrava caratterizzata da una coperta troppo corta (si prendevano rischi dietro o si perdeva di incisività davanti), ha (finalmente) dimostrato di poter reggere entrambe le fasi. Merito dell’ottimo lavoro di Palladini, umile nel rivedere le sue scelte iniziali e capace di correggerle in modo vincente (per ora).

La fase difensiva (perché la difesa non si misura solo nei quattro difensori, ma nell’atteggiamento di tutta la squadra), ha risposto bene. In mezzo il triangolo difensivo Marini-Scartozzi-Aquino ha tenuto senza sbavature, sui lati Carpani e Traini (aiutati da Shiba e Guglielmi) hanno coperto gli esterni del Renato Curi senza difficoltà, dato anche un notevole apporto alla fase offensiva.

La fase offensiva, dicevamo. Nonostante sia stato usato lo stesso modulo è molto cambiata. A San Cesareo si erano visti due esterni molto larghi, che spesso ricevevano palla sui piedi per puntare la porta o, in alternativa, scambiare con i centrocampisti. Contro il Renato Curi, invece, Shiba e Guglielmi hanno fatto molto movimento “orizzontale”, accentrandosi dietro a Pazzi per poi riallargarsi e ricevere palla sullo spazio e in velocità, situazioni che hanno messo molto in difficoltà la difesa avversaria. Così sono arrivati i gol di Pazzi (nel primo tempo) e Shiba (il secondo su assist di Puglia). Tanti movimenti che impreziosivano gli inserimenti di Carpani e Traini, sempre partecipi e pericolosi.

La Samb non era da buttare la scorsa settimana e non è una corazzata ora. Molti sono scettici, ricordando la modestia degli avversari. Tuttavia, come ha dimostrato il recente passato, una squadra in difficoltà perde (o rischia) con tutti, a prescindere dalla forza, o il blasone. La squadra può crescere, sta crescendo, crescerà ancora.

La speranza è che, quando succederà, non sia troppo tardi.

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