Da tempo volevo intervistare qualche cittadino argentino, per sapere come andassero realmente le cose nel paese sudamericano, da tempo al centro di dispute circa il “salvataggio” operato dalle politiche di stampo post-keynesiano messe in piedi prima dal presidente Nestor Kirchner e poi dalla “presidenta” Cristina Kirchner, moglie del defunto marito.

Non mi fidavo troppo però delle interviste via mail, perché volevo delle testimonianze dirette. I detrattori delle politiche argentine, dopo il gran rifiuto operato nei confronti del Fondo Monetario Internazionale, parlano di un paese di nuovo sull’orlo della catastrofe, dopo che nel 2001, a causa di una forzata e irragionevole parità peso-dollaro, il paese fu davvero costretto a fallire e la trattativa per il pagamento dei debiti contratti è durata parecchi anni.

Questa estate, nel mese di luglio, ho fortunatamente incontrato una famiglia di argentini, che era in Italia in vacanza, per un ricongiungimento con alcuni parenti italiani.

Non ho esitato a domandare come si vivesse in Argentina. Il capo-famiglia lavora in una azienda che produce utensili per la meccanica: “Ora stiamo molto meglio rispetto alla crisi del 2001. La nostra produzione annuale era scesa a 60 mila pezzi annui, mentre ora ne produciamo 6-700 mila“.

Tutto bene, dunque? “Beh, la crisi, quando colpisce un paese come l’Argentina, si traduce davvero in situazioni al limite della fame. Siamo ancora in una situazione molto diversa rispetto all’Europa, però siamo in una fase di espansione. Qui la crisi significa, per ora almeno, soltanto un ridimensionamento, ma naturalmente vivete molto meglio che in Argentina. Noto però che manca la certezza per il futuro”.

Non tutto rose e fiori: cosa ne pensa di Cristina Kirchner, la presidenta che ha nazionalizzato la compagnia petrolifera spagnola Repsol? “In Argentina è come per Berlusconi qui da voi: non piace a nessuno, tutti ne parlano male e non la sopportano, non si trova un argentino che abbia coraggio di dire pubblicamente di averla votata, ma poi prende tantissimi voti”.

La testimonianza, da me raccolta a San Benedetto, non ha naturalmente valore di verità assoluta ma può aiutare ulteriormente (forse) chi volesse davvero comprendere il “mistero” argentino e sudamericano.

 

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