La scultura, alta 120 centimetri, è stata realizzata in marmo di Mugla ed è costituita da un semplice parallelepipedo leggermente sghembo, scavato al suo interno da una grande incisione a forma di losanga che avvolge un grande seno.
Tavanxhiu in questa opera, focalizza la sua attenzione su un particolare anatomico femminile fortemente significativo che viene isolato e collocato attraverso un possente squarcio all’interno del blocco squadrato di marmo. Utilizza lo scalpello, come se fosse un raggio laser, facendo emergere in tutta la sua bellezza il grande cono del seno che risulta imprigionato, serrato e protetto tra le due estremità dell’apertura.
La scelta di racchiudere il seno all’interno di una struttura basata sul quadrato non è casuale, manifesta da parte dell’autore, la volontà di protezione, di impedirne il contatto e di privilegiare la visione sublime dell’oggetto. Infatti, nell’antica Grecia, le sculture della dea Afrodite erano collocate all’interno di un piccolo tempio o di una nicchia.
La forma anatomica femminile è un chiaro riferimento alla dea greca Afrodite, che secondo la mitologia era la dea della bellezza e dell’amore, nata dalla spuma del mare, che nella mitologia latina sarà identificata con la dea Venere intesa come protettrice dell’amore coniugale oltre che protettrice della primavera, della grazia e della bellezza.
Secondo l’iconografia, il seno, è stato evocato come archetipo primordiale e rappresenta la vera fonte di energia vitale, esprime il rispetto dovuto alla donna e l’incanto della sua femminilità, la sua forma di coppa, la rotondità e le associazioni materne o erotiche che suscita, rimandano al piacere, al senso di protezione, di accoglienza ed accettazione.
L’opera nella sua originale conformazione plastica astratto-minimalista, evidenzia la spiccata sensibilità estetica dell’artista e soprattutto la sua abilità nel saper rivisitare in chiave moderna uno dei miti figurativi della scultura classica greca: la dea Afrodite.

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