CAPODARCO – “La green economy non abita nella politica, men che meno in quella italiana. Rispetto al governo Berlusconi il governo tecnico di Monti non ha fatto registrare discontinuità e mostra contraddizioni evidenti nelle scelte che riguardano il campo energetico. Non esiste un piano nazionale e sono “risibili” le risorse a disposizione del ministero dell’Ambiente per la tutela del territorio, ridotte di un quarto in quattro anni”. Un’analisi, questa, su cui concordano i relatori della prima sessione plenaria del X Forum di Sbilanciamo, nella seconda giornata di lavori in corso a Capodarco, dedicata a “Un’economia verde per un’Europa sostenibile.

Mobilità, energia pulita e piccole opere per una nuova politica ambientale, questi gli argomenti trattati.

Abolire il ministero dell’Ambiente? Ma non è il caso di abolire quello dello Sviluppo economico?” Risponde così provocatoriamente Mariagrazia Midulla, responsabile del dipartimento Clima e energia di Wwf Italia, alle sollecitazioni del coordinatore Stefano Lenzi, responsabile dell’Ufficio legislativo Wwf Italia. “Non c’è solo un problema di classe politica, ma di classe dirigente nella sua totalità. Abbiamo bisogno di una classe nuova, rivolta al futuro”.

Non manca nell’intervento della Midulla il riferimento ai cambiamenti climatici e all’estate appena passata, tra record di scioglimento di ghiacci e prezzi degli alimenti alle stelle per la grande siccità. Un’estate tra le più calde e povere d’acqua, celebrata dai media italiani con un “ripasso della mitologia classica”: da Caronte a Ulisse.

“Rio+20 è stato un fallimento della politica e una presa d’atto che ci sono economie che sono già partite in questa direzione”, sottolinea Fabio Renzi, segretario generale della Fondazione Symbola per le qualità italiane. E se la politica si dimostra ancora vecchia nel linguaggio e nei modelli applicati, più veloci a cogliere il cambiamento sono le imprese. “Il sistema delle imprese si è posizionato nel mercato e sta crescendo. I produttori si sono trovati davanti a un mercato che cambiava, a consumatori che cambiavano – i sociologi li chiamano consumattori -; cambiavano gli stili di vita. Altrimenti non si sarebbero ricollocate”. “Lo spazio è enorme – ha aggiunto -, per questo è desolante vedere che la politica non capisce che questa è una grande chance”.

I numeri confermano la fase di massima attenzione ai temi. Il fatturato europeo relativo alle nuove economie ha segnato una crescita dell’8,3% tra il 2010 e il 2011; secondo il rapporto di Green Italy tra il 2008 e il 2011 un quarto delle imprese italiane ha deciso di lavorare o sul prodotto o sul processo, ma in termini di green economy.

E il 38% dei nuovi occupati sono legati a imprese green. Cifre che ha ricordato Luigino Quarchioni, presidente di Legambiente Marche ha affermato nel suo intervento: “Ieri abbiamo parlato di crisi, oggi dovremo tentare di capire quali sono le ricette e gli ingredienti più efficaci per una politica ambientale che abbia a cuore le politiche sociali e il progresso, dove non ci sono solo i numeri ma la qualità della vita e delle relazioni”. In questa fase per Quarchioni la scelta del movimento sembra obbliga.

“Giochiamo questa partita da dentro o facciamo una cosa più legata all’istinto, essere osservatori? Io penso che dobbiamo starci dentro”, ha detto. Ed è una partita, ha chiarito Renzi, “che giochiamo sul nostro terreno”. Il segretario generale di Symbola ha infatti parlato della ”egemonia culturale” che ”questi mondi hanno segnato in questi anni”. Tanto che oggi è un ”picchiatello” non chi parla di ambiente ma di petrolio.

Tra le “piccole opere” della nuova politica ambientale si è parlato anche di riconversione intelligente del patrimonio immobiliare pubblico.

L’analisi è stata affidata ad Alessandro Coppola ricercatore del Politecnico di Milano. In situazione di emergenza economica, ha sottolineato, i governi hanno varato piani di dismissioni, non sempre con successo anzi spesso svendendo. Ci sono però esperienze in positivo di restituzione in valore d’uso del patrimonio dello Stato. Ad esempio la riconversione degli ex ospedali psichiatrici, su progetti innovativi che hanno coniugato politiche sociali e il lavoro delle imprese sociali.

Ad apertura dei lavori i saluti del Sindaco di Fermo, Nella Brambatti: ‘‘Da sindaco vi dico che governare la città in questo momento è molto molto difficile. Lo è perché le risorse non ci sono e lo è ancora di più in un contesto come quello della città di Fermo che non ne ha affrontato nemmeno una delle tematiche di cui noi e voi dibatteremo in questi giorni. Per quanto riguarda l’attenzione al sociale, la scelta è datata nel tempo e risale a 30 anni fa e ha visto la città investire tantissimo. La presenza di Capodarco è un segnale di sintonia con quanto è stato fatto dall’amministrazione comunale. Ma sulle tematiche che verranno affrontate oggi è una città ancora impreparata perché 10 anni di centro-destra hanno segnato profondamente. Non ci sono state scelte. Con imbarazzo vi dico che solo tre giorni fa abbiamo approvato i primi progetti di alternativa”. Ma ha detto il primo cittadino “i piccoli passi sono anche grandi passi. E noi ci poniamo come obiettivo di cominciare da questi perché gli obiettivi grandi li abbiamo”.

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