Turismo. Prendo spunto da questo commento: “Direttore, una politica turistica del territorio è oggi indispensabile.
Ma deve essere una politica seria, costante, programmatica, non un alibi o una scappatoia che riduce San Benedetto al ruolo di comprimaria…“.

Nel caso specifico è chiaro il riferimento ai Mondiali di pattinaggio che vede Ascoli più protagonista di San Benedetto. E’ un errore a prescindere perchè crea un forte distacco tra una storica città come il capoluogo di Provincia e una città moderna (e tutta la riviera picena in particolare). Non nascondo, perché è vero,che Ascoli sul piano politico ha sempre spadroneggiato su San Benedetto che ha dovuto subire tanti soprusi dalla Provincia. Oggi però tutto è cambiato perché le due città hanno bisogno l’una dell’altra e il campanilismo è deleterio, quindi penalizzante per entrambe.

Il mio personale pensiero ormai lo conoscete: avessi la facoltà di farlo dividerei il Piceno in due aree metropolitane da 125 mila abitanti, una da chiamare Ascoli (senza Piceno) ed un’altra con un nome nuovo, per esempio Truentum (senza la pretesa che il nome sia quello giusto) con tutte le altre che conservano la loro identità storica. Come Porto d’Ascoli la cui identità non è stata mai cancellata anche se non fa Comune. Due aree metropolitane chiaramente con un sindaco per parte e, diciamo, 10 consiglieri cadauno con un loro ruolo e senza più assessori. Lascio perdere perché, anche se è il futuro, ci vorranno almeno 30 anni vista la mentalità attuale e le resistenze della politica o meglio dei politici che non vedono la politica come missione ma come mestiere.

Torno allo spunto di “Samba”, l’autore del commento per sottolineare le sue parole “politica seria, costante e programmatica” in riferimento ad un nuovo risorgimento del turismo rivierasco. Proprio l’altro giorno una persona del campo che ritengo intelligente e principalmente senza lacci di sorta mi ha suggerito una chiave che può schiudere una nuova era: chi fa progetti per il turismo non deve categoricamente proporsi come candidato nelle elezioni politiche. Gli ho chiesto perché. “Perché -mi ha risposto- solitamente chi oggi va sui giornali con idee o progetti sul turismo lo fa per interesse personale e per acquisire visibilità sui giornali da sfruttare poi in campo elettorale. E, quindi, non perchè ci crede veramente. Il tutto poi puntualmente si trasforma in promesse non mantenute“.

Ha ragione perché toglierebbe di mezzo molti fanfaroni e lascerebbe spazio a persone “serie, costanti e programmatiche” come dice “Samba” nel commento. Mettiamo quindi questa regola. “Se ci fosse anch’io mi metterei in gioco con chi la pensa come me. Non mi sono mai espresso perché il pericolo di essere strumentalizzato, visto l’andazzo, è dietro l’angolo. Vado fuori tema: ai politici nazionali vorrei chiedere, per esempio, perché le scuole riaprono ad inizio settembre e non alla fine?“, ha aggiunto. Giusto ma un piccolo inciso mi sento di farlo: se le idee vanno in porto e diventano realtà concreta perché escludere un impegno politico? Dopo però, non quando sono semplici promesse di marinaio. Pensiamoci.

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