Tutto troppo facile.

La Banca Centrale Europea finalmente acquisterà i titoli di Stato per limitare il differenziale sugli interessi tra i vari paesi dell’eurozona. Azione che doveva essere immediata ma che è stata ostacolata e impedita per un anno e mezzo dall’opposizione tedesca (ancora adesso contraria, forse per pura strategia di immagine interna…).

Postilla sullo spread: è facile immaginare ora un suo drastico ridimensionamento, non sufficiente però a garantire pari condizioni tra Stati che hanno la stessa moneta. Se si ha la stessa moneta, occorre avere lo stesso debito e lo stesso tasso di interesse, altrimenti occorrerà ovviare con trasferimenti dagli Stati avvantaggiati (Germania, Olanda, Finlandia) a quelli che si rifinanziano a costi più alti. Non è giusto? Allora non ha senso avere la stessa moneta, semmai possa essercene nelle condizioni dell’Unione Europea.

Ad ogni modo il problema “spread” potrebbe finalmente ridursi, almeno temporaneamente.

La Bce, tuttavia, continua a non comportarsi come una normale Banca Centrale (ricordiamo che tutte le Bance Centrali nello statuto hanno per obiettivo il sostegno all’economia nazionale, la Bce invece per obiettivo ha quello di contenere l’inflazione…). Qui esemplificavo mostrando come la Spagna fosse equiparabile ad una squadra di calcio senza portiere. Diciamo che ora la Nazionale Europea ha un portiere, ma con poteri limitati. Può giocare se la squadra si dispone in base ad un preciso schema tattico, se in panchina non va Zeman ma Trapattoni, se gioca a porte chiuse… Insomma: la Nazionale Europea non ha la facoltà di scegliere come giocare, e il suo presidente non è tifoso della Nazionale Europea ma di un’altra squadra.

Fuor di metafora: tutte le Banche centrali del mondo intervengono nell’acquisto di titoli di Stato per tenere basso il tasso di interesse (anche l’Italia fino al 1980, anno del divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia con conseguente innalzamento degli interessi negli anni ’80), nessuna Banca centrale vincola l’acquisto alle “riforme”. In nessun ordinamento la Banca centrale può avere poteri superiori alla politica: è una sovversione inammissibile, tanto più nella situazione dell’eurozona.

Siamo alla vittoria schiacciante dei rentiers finanziari che sta schiaffeggiando l’Europa.

Per me il punto di non ritorno, pur essendo un fiero contestatore del Governo Berlusconi, è stato la lettera inviata da Draghi a Trichet all’allora Presidente del Consiglio italiano Berlusconi, nell’agosto 2011 (clicca qui). Così commentava il Corriere della Sera: “Se non è un programma di governo, poco ci manca. Hanno di fatto indicato all’Italia la strada da intraprendere”.

Seguiva poi a novembre l’antipaticissima lettera del Commissario Europeo Olli Rehn al ministro italiano Tremonti: “Mai finora la Commissione europea aveva intrapreso un’operazione di monitoraggio di un paese membro della zona euro così invasiva e così precisa” scriveva Il Sole 24 Ore. Un elenco di azioni da realizzare. Che poi i tecnocrati attualmente al governo stanno eseguendo.

Praticamente qualcuno, neppure italiano, ha deciso quali devono essere le azioni da compiere in Italia, senza chiedere il parere al popolo italiano, anzi, infischiandosene. Una palese violazione democratica. Da quel momento in poi, mi sono del tutto escluso da quel contesto (e rinnegato i convincimenti universitari di una Europa basata sulla sussidiarietà, macchè…).

Ora la Bce interverrà, ma, scrive Il Fatto Quotidiano, “la Bce interromperà le proprie azioni di acquisto titoli in caso di mancato rispetto degli accordi da parte dei Paesi“. Quali sono gli accordi? Si chiamano ufficialmente riforme, significano austerità, si tramutano in tagli allo stato sociale, precarizzazioni, (anche più tasse per… pareggiare i bilanci) e quel che è sotto i vostri occhi. Per vent’anni almeno.

E poi, ha detto Draghi, “occorre cercare il coinvolgimento del Fondo monetario internazionale“. Coinvolgimento subito accettato: “Accogliamo con favore la decisione” ha detto Cristine Lagarde, numero uno del Fmi.

Resta incredibile (o forse no) da credere come una classe politica nazionale ignorante e autoreferenziale, che parla di leggi elettorali da vent’anni, abbia consegnato il Paese nelle mani del Fondo Monetario, che da giovanissimi, dicevamo già tra noi “decide le politiche e i governi nei paesi del Terzo Mondo”. Dopo i calci presi in Sud America, eccoli qui, a casa nostra, senza nemmeno un minimo di opposizione. L’Europa che diventa lo zimbello del mondo intero.

Ha senso partecipare ad elezioni politiche se le uniche mosse possibili sono quelle decise da banchieri e holding finanziarie globali, non più in maniera sotterranea ma così esplicitamente? I governi saranno giudicati in base a chi è più bravo ad eseguire gli ordini (citiamo Bersani quando era all’opposizione: “Politica economica castrata”)? Qualcuno ha una uscita di sicurezza?

Povera Italia.

 

 

 

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