CHE FACCIAMO? Stavolta come DisAppunto pubblico un commento di F. F. sugli allagamenti perché mi sembra emblematico per la situazione che sta vivendo la costa picena da alcuni anni. Non solo emblematico ma anche molto ben ragionato e saggio, un commento su cui tutti dovremmo riflettere. L’unica cosa che non mi sembra vera è la sua affermazione su “cestini e bidoni ogni 20 metri“: non è così.

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Dice “invisigoth” (le iniziali delle sue generalità sono F.F.):

Purtroppo quella degli allagamenti nella nostra città e negli altri comuni rivieraschi è una questione annosa e ahimè, nonostante a destra e sinistra si sbizzarriscano nel trovare fantasiose soluzioni, il problema rimarrà sempre perché doveva essere risolto a suo tempo con lo sviluppo urbanistico della città, non certo ora.
Che facciamo, andiamo a sventrare tutta la città per rifare da capo il sistema fognario che è fermo a quello degli anni ’60? E poi, chi lo dice che i risultati sarebbero apprezzabili? Non dimentichiamoci che le zone che si allagano sono quelle sotto il livello del mare e purtroppo la dinamica dei fluidi è una scienza esatta. Tra l’altro, i canali di raccolta dovrebbero essere dotati di un sistema di pompaggio dal costo di esercizio mostruoso, perché basterebbe un moderato vento di scirocco per far si che il mare ingrossato non accolga le acque di scarico per far saltare tutta la baracca.
A San Benedetto (come del resto in tutta Italia) si preferisce sempre vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro piuttosto che la trave nel proprio: premesso che chi amministra la cosa pubblica, di qualsiasi schieramento politico egli sia, non può essere immune da colpe, ci si è mai chiesto perché la città si allaga in continuazione, addirittura molto più adesso che non 20 anni fa?
Basta percorrere il tratto dell’A14 tra Grottammare e Porto d’Ascoli per notare dall’alto lo sviluppo urbanistico assolutamente disorganico e sconsiderato che ha avuto la nostra città: un ammasso di edifici uno diverso dall’altro, senza soluzione di continuità. E dobbiamo ringraziare i “palazzinari” per un altro bel regalo: la cementificazione selvaggia delle colline! Ci si è mai domandati perché ad ogni temporale la città è invasa da quintali di fango? Si sono “scassate” intere colline per costruire edifici, asfaltate discese, tagliati alberi: l’acqua piovana una volta veniva assorbita dal terreno e frenata nella corsa verso il basso da alberi e arbusti.
Ora il cemento e l’asfalto fanno da “acceleratori” ed è chiaro che il sistema fognario a valle, già di suo poco funzionale, vada in crisi sistematica nel dover smaltire tutta quell’acqua. Tra l’altro, finiamola con la scusa che l’edilizia selvaggia è stata funzionale allo sviluppo economico e demografico della città: si continua a costruire nonostante vi sia un invenduto da paura, se avete amici nel campo immobiliare ve lo diranno tranquillamente. Purtroppo la lungimiranza non appartiene alla maggioranza del genere umano: se non fosse stato per l’Ing. Onorati, ci saremmo ritrovati con gli alberghi costruiti sulla spiaggia, altro che “lungomare più bello d’Italia”!

Quanto ai tombini, sarà anche vero che la manutenzione non viene fatta ma se la maleducazione non fosse così diffusa tra cittadini e turisti non ci sarebbe bisogno neanche di quella: ci sono un bidone o un cestino della spazzatura ogni 20 metri eppure la gente butta cartacce e cicche di sigarette dappertutto. Purtroppo dovremo abituarci a “spettacoli” del genere perché il clima sta cambiando e lo sta facendo anche velocemente: la tropicalizzazione ormai in atto farà sì che le precipitazioni saranno sempre meno frequenti ma molto più intense.
Quando arrivano queste vere e proprie “bombe d’acqua”, piove così tanto in breve tempo che il terreno non riesce ad assorbire nulla: l’acqua quindi scivola via e allaga il centro abitato, è matematico. Eppure questi eventi sono sotto gli occhi di tutti ma nessuno ne parla: stiamo ammazzando il pianeta e si perde solo tempo a dare addosso allo schieramento politico avversario, tanto nessuno è disposto a modificare il proprio stile di vita o a rinunciare alle proprie comodità.
E pensare che c’è chi lo scorso inverno, per una settimana in cui sono caduti sì e no 15 cm. di neve in città (dopo venti anni che non accadeva!), ha avuto il coraggio di ridere e scherzare sulla tesi del riscaldamento globale. Evviva… continuiamo così!

F.F.

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Grazie al lettore che, secondo me, con le sue considerazioni, ha reso un buon servizio alle nostre comunità

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