Sgarbi. Ne ho lette molte sul critico italiano più  chiacchierato e vederlo “acclamato” e riverito dai nostri politici e dal popolo non mi ha meravigliato affatto. Ancora di più se penso ad anonimi (prima) che diventano personaggi per aver partecipato alla trasmissione televisiva “Uomini e Donne” o a “Grande Fratello”: basta il loro nome e la loro foto sui manifesti per riempire discoteche.

Figuriamoci Vittorio Sgarbi che, con tutti i suoi grandi difetti (non posso che fermarmi a questo sostantivo), ha studiato molto in gioventù ed ha qualche volta (dico qualche volta) detto cose anche vere e giuste. Un uomo che ha capito la più semplice delle cose: la bravura conta meno della popolarità (bella o brutta che sia) e, per questo motivo, iniziò a fare spettacolo 4 lustri fa in una seguitissima trasmissione di Maurizio Costanzo.

Farsi fotografare con lui non è una bestemmia per il semplice fatto che agli italiani piace conservare ricordi con persone note, non ha importanza se la persona è buona e brava o cattiva e somara. Lo dimostro con un esempio estremo ma, credo, utile alla causa. Immaginate Totò Riina che a novantanni ridiventa un uomo libero (Mai dire mai) e può girare a piede libero nelle strade cittadine. Ci sarebbe la fila per farsi fotografare con lui e tramandare ai nipoti l’immagine abbracciati ad un ex mafioso di prim’ordine ma conosciuto in tutto il mondo. Non so se l’esempio può far arrabbiare Sgarbi ma, secondo me, nel senso generale delle cose, calza a pennello.

Tornando a Sgarbi, appunto. Ha dato del clochard al nostro sindaco, ha detto che San Benedetto del Tronto città deve migliorare molto, ha detto che qualche nostro politico è “insufficiente”, ha parlato della ferrovia nel cuore della città. Tutte ovvietà che, dette da lui, fanno più notizia e non solo. I motivi sopra esposti gli hanno fruttato in passato anche un seggio alla camera e la poltrona di sindaco. E questo è più grave perché dimostra ancora di più, se ce ne fosse bisogno, che anche in cabina elettorale conta più il “nome” dei fatti. Ma questa è una storia trita e ritrita che non mi va di approfondire per l’ennesima volta visto che stavolta i potenziali elettori si sono semplicemente fatti fotografare con lui.

E non è finita. L’importanza della trasmissione mediatica finalizzata solo al dio denaro (sotto tutti gli aspetti) ha colpito ancora, veicolando botta e risposta che hanno avuto l’effetto di far vendere più copie ma anche, e questo è più importante, quello di far crescere il valore elettorale di Sgarbi e Ciccanti. Beghe che, messe sui giornali, creano una specie di tifo per uno dei due che si trasforma, in molti casi, in una croce sulla scheda. Un candidato bravo, intelligente, esperto ma poco noto e affatto “cagnarotto”, chi lo pensa.

Danno mediatico che Riviera Oggi non ha fatto (magari con dispiacere dei nostri lettori amanti del gossip) perché ci siamo limitati a dare voce a Vittorio Sgarbi mentre incontra le Istituzioni locali, all’onorevole Amedeo Ciccanti che ha criticato il sessantenne critico ferrarese oltre a Giovanni Gaspari e Margherita Sorge per averlo accolto in pompa magna. Noi abbiamo chiuso il cerchio con la notizia, forse la più importante, che in passato Ciccanti e Sgarbi era stati “compagni di merende”  o quasi. Abbiamo detto stop mentre alcune testate locali hanno dato spazio alla replica di Sgarbi “Chi è Ciccanti?”, dimenticando che, a parte la nostra “notizia” che lo smentisce,  sono stati vicini di banco a Montecitorio. Una dimostrazione che sono talmente tanti, troppi, che nemmeno si conoscono tra di loro.

C’è ora un’altra chicca che riguarda la lettera inviateci dal giovane “delfino” del Pd, Gianluca Pompei, nella quale ne dice peste e corna di Vittorio Sgarbi, quindi per la regola della “consecutio tempora” anche del suo “capo” Gaspari e della dolce Sorge. La lettera appare, per la stessa regola, una strenua difesa senza sottintesi di madame Perazzoli (la Emili).

Come potrete notare leggendo la missiva dice cose stranissime (la lettera di Pompei la vedrete sicuramente pubblicata domani su altri giornali (magari con tanto di locandina), ma che importa: basta andare sui mezzi (mezzi mi piace più di organi, visto l’andazzo) di informazione, questo è quello che conta. Come e perché poco importa. Ad una politica da “sopprimere”, chiaramente.

 

 

 

 

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