SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una vigilia ferragostana calda, anzi bollente. E non tanto per colpa del meteo. La catena in mare organizzata da Itb, AssoAlbergatori e Ambiente e Salute nel Piceno ha infatti scatenato una serie di reazioni di dissenso da parte delle altre associazioni di categoria, non aderenti all’iniziativa.

La prima a protestare “contro la confusione del mescolamento delle carte” è la Fiba Confesercenti, già in rotta di collisione con l’Itb qualche settimana fa, quando Ricci spinse affinchè le concessioni non partecipassero allo sciopero degli ombrelloni negli stabilimenti balneari. “Si mettono assieme temi della politica ambientale dei no-gas con le problematiche economiche e politiche generate ai balneari dalla direttiva Bolkestein. Tali azioni, discutibili per il risultato di sensibilizzazione dei clienti, non hanno nulla di politica sindacale e scompigliano l’unità dei balneari distraendoli dalle vere azioni nazionali e concrete che sono messe in atto dai sindacati nazionali sui tavoli istituzionali”.

Ben più dura è invece l’opinione di Sandro Assenti, presidente della Confesercenti Turismo di Ascoli Piceno, scettico fin dal principio sulla resa della manifestazione: “E’ stato un autentico flop. Questa è la prova che certe iniziative vanno condivise e concordate e soprattutto che servono delle idee valide. Agire in maniera unilaterale, pensando di gestire tutti gli chalet, è stato un errore grossolano. La mia associazione ingloba l’80% dei concessionari e conta 115 iscritti tra San Benedetto, Grottammare e Cupra. Ricci è stato smentito e avrebbe dovuto coinvolgere anche Confcommercio e AssoBalneari”.

Un insuccesso che, a questo punto, deve rappresentare un monito per il futuro: “Non dovranno più esserci uscite dal coro – continua Assenti – è necessaria la coesione. Mescolare tre temi è stato assurdo. Ha portato pubblicità negativa alla nostra città e si è voluto a tutti i costi appiccicare la questione Bolkestein al gas, senza nesso logico. I politici, che già non sanno come muoversi in merito alla direttiva, vedendo le nostre divisioni saranno ancor meno motivati nell’ascoltare le nostre ragioni”.

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