SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Le grandi musiche sono nate nei porti: Tango, Fado, Morna e Rebetiko. Parlano di assenza e di rimpianto, di ferita e cicatrice. Il festival Open Sea non poteva che ospitare uno dei più grandi “navigatori” musicali italiani, il 6 agosto  Vinicio Capossela è approdato al Porto di San Benedetto per  presentare il suo disco  Rebetikos Gymnastas”.

Dieci anni di attesa dei fans per le sonorità greche  anticipate dal cantautore già nel “Contratto di Karelias” dell’album Canzoni a Manovella. Quattro inediti e rivisitazione in chiave rebetika di otto brani del suo repertorio. “Un modo per stemperare il nostro confine umano. Tutte le musiche che siamo riusciti a suonare (il rebetiko) in questa serata, sanno di risacca che è un sentimento che ti porta sul bordo della vita. Un sentimento di grande struggimento per qualcosa che non si può avere”, intervalla così il concerto,tra una canzone e l’altra, il grande artista.

Il pubblico completamente rapito dalle sonorità greche nell’area portuale di San Benedetto, là dove si è svolto il concerto e dove lo sguardo puntato verso il palco, rivolto a oriente, si prolungava quasi fino a raggiungere le coste al di là dell’Adriatico.

E poi la luna, omaggiata da Capossela appena si è affacciata sul Porto, con il canto di Leopardi “Che fai tu luna in ciel, dimmi che fai silenziosa luna? Sorgi la sera e vai…” e poi con le sue di parole “Persa nel cielo lungo la notte del mio cammino sono due luci che mi accompagna dovunque sto”.

Struggente l’omaggio alla cantante messicana Chavela Vargas, morta proprio la sera prima del concerto che ha sollevato l’applauso dei presenti, di cui conobbe per caso il disco durante un viaggio in Sicilia “Sbagliai strada e incontrai dei messicani che mi fecero udire la sua voce.“L’incidente, l’errore, sono la manifestazione della nostra vera natura, l’inconveniente è un regalo della vita, del tempo (che nel suo caso gli permise d’incontrare la Vargas). Una pena non è una mena se non la canta Chavela – commenta un intenso, forse più del solito Capossela- certe voci hanno il potere di farci sentire tutto quello che abbiamo mancato. Non le possiamo ascoltare spesso perché quella volta che le ascoltiamo ci demoliscono del tutto e ci fanno liberare è per questo che queste musiche hanno un tempo ma non hanno tutto il tempo”. Creando un collegamento così tra la musica rebetika e la cantante scomparsa canta la “Canción de las simples cosas”, spesso interpretata dalla messicana.

Un testo davvero struggente: “Il ritorno non è sufficiente, tu trovi le cose solo se hai saputo conservarle là dove le hai messe da parte… Queste semplici cose che cadon dolendo sul fondo del cuore…Per questo muchacha non partire ora sognando il ritorno, perché semplice è l’amore e le semplici cose se le divora il tempo”.

Tre ore di concerto, un bis, il secondo bis e poi il terzo e l’insaziabile pubblico continuava ad applaudire, poi ancora frasi in sambenedettese, omaggio al Capitan Tullio della Nefertiti che pare l’abbia ospitato per tutto il pomeriggio. E poi l’artista conclude “Che coss’è l’amor (titolo di un suo successo ndr) per Capossela? Siete voi”.

 

 

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