GROTTAMMARE – “Non ricordo il giorno esatto, ma era l’inizio della stagione lirica dello Sferisterio, nel luglio del 1992, con La scala di seta di Rossini. Debuttai allo Sferisterio prima ancora che a Spoleto, dove avevo vinto il prestigioso concorso del Teatro Lirico Sperimentale. Il pianista della competizione era assistente di Gustav Kuhn, direttore a Macerata, e mi propose un’audizione col maestro. E già l’anno successivo cantai un Boris Godunov di Musorgskij in italiano, a Parma, con Ruggero Raimondi. Quest’anno torno a Macerata, per una Bohème che nel primo atto è la più divertente a cui abbia mai assistito o partecipato, mentre il finale è ambientato in ospedale, ed è il più vicino e commovente per la nostra odierna sensibilità”.

Parole e ricordi di Andrea Concetti, basso-baritono di Grottammare, che quest’estate festeggia i vent’anni di carriera, partecipando nel ruolo di Colline alla “Bohème” di Puccini, e poi con un recital di festeggiamento, in programma per mercoledì 8 agosto al Teatro Lauro Rossi, con musiche da Rossini… a Vinicio Capossela.

Nel corso degli anni Concetti ha consolidato una carriera straordinaria, “svoltando” nel 2000 a Ferrara, nel “Così fan tutte” di Mozart, diretto da Claudio Abbado, con la regia di Mario Martone, artisti che poi ha ritrovato più volte nel corso degli anni. Per esempio nel 2006, anno molto significativo per Concetti, per il ritorno a Macerata nel ruolo di Papageno nel “Flauto magico” di Mozart, l’opera che predilige come spettatore e artista: “La interpretai in un’atmosfera quasi irreale: alla prima erano presenti mio padre e gli amici in prima fila. Alla terza recita mio padre non c’era più. E a settembre fui chiamato nello stesso ruolo a Edimburgo, sempre con Abbado”.

E proprio la “fiaba” mozartiana è quella che più di ogni altra Concetti vorrebbe di nuovo interpretare oggi, appena se ne presentasse l’occasione, insieme a titoli diversi, come il “Don Chisciotte” di Massenet o “L’olandese volante” di Wagner. “Forse per Wagner è necessaria una voce più violenta della mia- afferma il baritono- ma non escludo di togliermi qualche sfizio prima di ritirarmi dalle scene.Per Verdi aspetterei ancora un po’. Ma detto questo non credo che ci siano vere barriere tra epoche musicali. Per esempio aspetto con ansia di poter cantare all’Opéra Garnier di Parigi nel 2014, nell’Incoronazione di Poppea di Monteverdi con la direzione del grande Rinaldo Alessandrini”.

Nel frattempo Concetti ha viaggiato in tutto il mondo, dalle maggiori piazze italiane, come la Scala o il San Carlo di Napoli, a Berlino, Chicago, Tokyo, Parigi. Senza mai dimenticare Macerata, dove si è formato anche come spettatore: “Qui ho ascoltato cantanti come la Caballé o Carreras, assistito a regie come quella di Ken Russell per la Bohème o dello stesso Brockhaus per Traviata, proprio nel 1992. Le Marche offrono molto nella lirica, a Pesaro, Ancona, Macerata e Jesi. È un peccato che non ci sia un teatro pulsante nel sud della regione, di cui si senta parlare a livello nazionale”.

Già: quello che un tempo era un mondo ritenuto a torto o a ragione polveroso e “vecchio”, oggi è il regno del ricambio generazionale e dei giovani talenti, come registi, direttori d’orchestra o cantanti. Dice ancora Concetti: “Ero un po’ stanco del ruolo di don Alfonso nel Così fan tutte. Ma incontrando Damiano Michieletto (regista trentaseienne oggi richiesto in tutto il mondo, ndr) quest’inverno alla Fenice di Venezia ho dovuto seppellire il vecchio personaggio che conoscevo e crearne uno nuovo: è stato entusiasmante”. Per non dire del fatto che è oggi difficile andare ad ascoltare un’opera in teatro e non trovare l’intero cast di cantanti su facebook.

Ma intanto, dopo Macerata, Concetti è atteso a Palermo a settembre per il dittico di Ravel “L’heure espagnole” e “L’enfant et les sortilèges”. Poi la “Cenerentola” di Rossini ad Amburgo, e tra i due altri appuntamenti in fase di definizione. E un lavoro sulla voce, racconta, “che è come la preparazione di un atleta prima del campionato: un lavoro muscolare, in continua crescita ed evoluzione, almeno fino ai 40 anni e oltre. Uno strumento da monitorare costantemente”. Un lavoro, concludiamo, per il quale il pubblico di tutto il mondo ringrazia questo artista marchigiano.

 

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