SAN BENEDETTO DEL TRONTORiceviamo e pubblichiamo dall’ex assessore  Nazzareno Torquati.

Ho letto la tua nota sulla Festa della Madonna della Marina e mi sento di dirti alcune cose.

Se si prova ad assistere con occhio attento ad una qualunque festa patronale in Italia si può notare  che ci sono decine di giovani che partecipano attivamente alla sua organizzazione senza prendere né pretendere un centesimo.

E vengono fuori spettacoli bellissimi, con figuranti e feste in ogni angolo delle piazze e piazzette con punti di ristoro sparsi e prezzi di assoluta convenienza tutto all’ insegna della tradizione e con i partecipanti consapevoli di rappresentarne la continuità.

La nostra festa è stata storicamente un evento irrinunciabile per tutti i cittadini.

Talmente irrinunciabile che già nell’ottocento per i pescatori era considerata festiva al pari della Pasqua e del Natale, e dire che in quel periodo pescavano anche di domenica.

Se si scorrono le immagini dell’ epoca si vedono moltitudini che invadono le strade e si danno alla devozione e al divertimento con slancio e partecipazione che danno l’ idea di un corpo sociale coeso e riconoscente verso chi rappresentava la creazione di ricchezza e benessere della comunità.

Già dagli anni settanta in poi  è iniziata una lenta decadenza dell’ importanza della festa ciò dovuta a diversi fattori fra i quali la più importante è stata la mutazione antropologica della città. Mutazione rappresentata sia dalla fortissima immigrazione che ha determinato il raddoppio dei residenti ( che ancora oggi sono per il 50% nati fuori e per il 20% di prima generazione sambenedettese) , che dall’ avvento dominante di economie, il commercio al minuto e il turismo balneare, che non davano spazio a forme volontaristiche paesane ma ad una   monetizzazione  dai connotati venali di ogni iniziativa pubblica e privata.

Così la nostra città ha perso la sua identità fatta di solidarietà e partecipazione attiva senza dubbie finalità e interessi, che magari ancora oggi ritrovi in cittadine dove è ancora forte il senso di appartenenza e dove per queste iniziative vengono attivate le pro-loco.

Per decenni la Festa è sopravvissuta sia per Alberto Perozzi prima che per Alfredo Feriozzi poi, che riuscirono con sforzi fisici e economici incredibili a mantenerla in vita.

Ricordo il dramma dell’ estate del 1993 quando appena deceduto Alfredo nessuno era in grado di organizzare l’ evento e ci riuscimmo grazie ad un vero coinvolgimento della marineria trascinata da Dante Guidotti e Romualdo Fanesi.

Da allora la Festa si è barcamenata e le iniziative di contorno sono sempre state di carattere privatistico e venali.

Fai bene, caro Nazzareno, a suscitare riflessioni su queste cose ma purtroppo siamo fuori tempo massimo per sperare in un coinvolgimento cittadino sul modello della Quintana in Ascoli, puoi sperare ad una crescita di iniziative solo se si possono far soldi, affari, a mercificare la Festa.

Ma a questo punto parliamo di un’ altra cosa che a me non interessa.

Meglio tenersi la Festa così come è : con la processione, l’uscita in mare, il pesce fritto, magari la lotteria, lo spettacolo e poi gli spari.

Non all’una di notte ma a mezzanotte.

Perché poi si deve salpare e tornare in mare.

Nazzareno Torquati

 

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