SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nell’assemblea pubblica di ieri si è parlato anche di mercato. A parlare per primo è stato Cimmino che, comunicato l’obiettivo societario (ovvero quel “puntiamo a vincere” detto, smentito e ribadito dai vertici societari), ha raccontato come la Samb si è mossa per renderlo possibile: “Abbiamo cercato di costruire una squadra competitiva coi soldi che avevamo in cassa. Abbiamo impostato una squadra con un modulo più offensivo, tenendo quel che di buono c’era l’anno passato quando possibile (riferimento a Mengo e Carteri, via per motivi personali ndr) . 

Da parte di Cimmino c’è la consapevolezza di avere una squadra “quasi completa” e già impostata per l’anno che verrà.

Non manca un riferimento ai tanti giocatori (Masini in primis) prima seguiti e poi abbandonati. “Per me – dice Cimmino- è un onore lavorare per questa società, e deve esser così anche per gli altri. Oltre al lato tecnico è pesata la voglia di esserci, a prescindere da considerazioni economico-sportive: è venuto chi ha voluto la Samb”. A questo punto non si può non parlare di Masini che “dopo aver tirato al rialzo è stato lasciato andare” e Di Vicino per il quale “la società non ha aspettato come la scorsa stagione, cautelandosi con Guglielmi e Santoni”.

Parole e musica di Giulio Spadoni che, poi, ha approfondito le due questioni: “Masini, dopo un mese e mezzo di trattativa, mi aveva detto che voleva andare a parlare con l’Ischia. Gli ho detto di andare e rimanere lì perchè la Samb merita rispetto. Per quanto riguarda Di Vicino bisogna vedere cosa vuole lui e cosa vuole il mister. Per noi non c’è nessuna preclusione“.

Palladini, tuttavia, glissa l’argomento preferendo “parlare dei giocatori che ci sono”. “Nella squadra c’è grande sintonia anche se è ancora molto presto. Abbiamo mantenuto lo zoccolo duro dell’anno scorso, cercando di migliorare. Masini ha tirato sullo stipendio per un mese e mezzo: sono contento che non sia arrivato. Per quanto riguarda il discorso sportivo vogliamo partire fin da subito nel modo migliore possibile facendo risultati importanti. Naturalmente non siamo soli, ci sono altre squadre importanti come Ancona, Civitanovese e Termoli. Metterò il massimo impegno per motivare i giocatori”.

Chiude Spadoni con una considerazione sui rapporti con la Lega (in riferimento alle tante beghe di natura arbitrale). Il dirigente rossoblu ha precisato che “un conto sono gli arbitri e l’Aia, un conto la Lega. Naturalmente su 40 arbitri qualcuno non in grado di dirigere può capitare”.

NDR Il discorso di Spadoni era molto ampio e, per ovvie ragioni, ho dovuto sintetizzarlo. Il suo “Su 40 persone capita anche qualche inadeguato” era un modo per stemperare i toni, smentendo ogni pensiero su eventuali persecuzioni ai danni dei rossoblu. La frase è stata fraitesa e quindi amplio la spiegazione. Spadoni ha evidenziato quanto fosse sbagliato e deleterio protestare contro l’Aia (su 40 arbitri capitano anche persone non all’altezza) e la Lega (che non c’entra nulla con la classe arbitrale). Ha inoltre discusso la ferma esigenza di moderare i toni verso la classe arbitrale.

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