SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Trovare una definizione per il termine “arte” può risultare non facile. Il dizionario italiano la definisce “ogni qualsivoglia attività umana che si compia con l’ingegno e secondo regole dettate dall’esperienza e dallo studio”. Un’enunciazione tutto sommato apprezzabile che stavolta, in totale assenza di quella superficiale formalità estetica così tanto diffusa nei dizionari moderni, viaggia in soddisfacente equilibrio a metà tra diplomatico e veridico.

Un’accezione terminologica che, ad avviso dello scrivente le quali proprietà conoscitive in filologia rasentano il ridicolo, pecca di una mancanza non da poco. Per una più appagante descrizione occorre quindi frapporre San Francesco D’Assisi e un suo famoso aforisma riferente a chi l’arte la fa.

“Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista”.

Ed è proprio il cuore l’elemento nodale che s’incastra nel complesso meccanismo della creazione di un qualcosa detenente un certo valore estetico. A completamento della definizione precedente, l’arte necessita di ingegno, regole, esperienza, studio ma anche di cuore. A gioco forza di questa scuola di pensiero, anche un vero artista quindi non può sottrarsi a tali direttive.

Cristian Ruiz non è affatto da meno, e quando ti parla lo fa mettendosi il cuore in mano e mostrandotelo. La controprova della sua professionalità non è meramente dettata dal vasto curriculum, ma principalmente dal fatto che tutti gli elementi succitati, che fanno un artista degno di tale nome, traspaiono palesemente dalla filosofia artistica di questo versatile attore della messinscena.

“Sono nato e cresciuto in Zona Sentina, durante le scuole medie facevo danza e frequentavo gli ambienti teatrali. Rimasi letteralmente folgorato dal teatro fin da piccolo. Ricordo che un giorno assistetti a una matinée su Cenerentola. Alla fine dello spettacolo l’attrice che interpretava una delle sorellastre si mise sul palco a lavorare a maglia, mentre gli altri smontavano la scenografia. Mi affascinò quell’atmosfera quasi circense, attori che vengono in una città a loro sconosciuta, regalano sogni ed emozioni per poi ritirarsi a leggere un libro o a lavorare a maglia. E poi ricominciare il ciclo. In quel momento capii che era quello il mio futuro”.

Proprio come per tutti i grandi artisti, l’amore per l’arte nasce in età adolescenziale. C’è una sottile linea rossa che collega i sogni dei bambini con la loro crescita e  formazione in qualità di adulti, ma soltanto alcuni di loro riescono a trasformare la passione in professione.

“Sono partito facendo danza classica e canto, che studiavo presso un tenore a Paggese. Nel tempo ho unito le due cose. Vivevo il feeling dell’espressione vocale musicata, la trasmissione di un messaggio tramite una canzone. Volevo anch’io esprimermi in tal senso. Ogni occasione per cantare, anche nella mia cameretta, andava bene. Successivamente ho aggiunto la recitazione. E’ stato un processo naturale e negli ultimi otto anni ho studiato come attore”.

Ballerino, cantante e attore. Ruiz è completo, ma il successo non è arrivato per caso. Ogni Battaglia di Austerlitz ha una specifica chiave di riuscita, un’alchimia figlia di un processo elaborato e mirato.

“Giunsi a Roma per studiare psicologia e iniziai a fare tanti provini. Ad uno venni preso, poi ne arrivarono altri. Fui costretto a fare una decisione drastica. Università o spettacolo. Decisi di seguire il mio cuore e optai per la seconda. Il segreto del mio successo? Studiare tantissimo senza mai fermarsi. Vedo che molti ragazzi alle prime armi hanno troppa voglia di esibirsi. L’esibizione deve essere il risultato del processo, che è sacro anche perché il pubblico paga per vedere un prodotto il più possibile perfetto. Esibirsi a piccole dosi e con umiltà, proiettare la propria indole artistica verso un progetto di qualificazione della propria persona. Un processo lungo e pieno di ostacoli, che affiancato all’innata passione per l’arte a lungo andare conduce verso la riuscita”.

Cristian Ruiz è la prova vivente che i sacrifici e la dedizione servono. Sono troppe le partecipazioni degne di nota tra musical, spettacoli, fiction. Tra le tante apparizioni come attore ricordiamo le collaborazioni con Al Posto Tuo, Vivere, Sanremo Estate, I Cervelloni, Scherzi A Parte, Buona Domenica. Tra quelle come ballerino e cantante i musical Happy Days, Montecristo, My Fair Lady, ha cantato insieme a Neffa in “Io e La Mia Signorina”.

Per Antonella Ascani, direttrice di Hopera Ballet che lo ha recentemente ospitato per uno stage di musical, Ruiz “E’ un peformer, un bravissimo ballerino, cantante e attore che ha fatto della poliedricità la sua arma di forza. La sua duttilità lo contraddistingue”.

Intanto Ruiz tornerà in terra patria il 2 agosto, dove presenterà presso la Palazzina Azzurra uno spettacolo di danza organizzato dalla Ascani ed interpretato dalle ballerine di Hopera Ballet.

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