di Leonardo Vaira

Le olimpiadi moderne appartengono alla storia contemporanea e quindi riflettono inevitabilmente la velocità con la quale cambiano le idee ed i valori del nostro tempo. L’avanzare delle tecniche e la preparazione sportiva di alto livello pretendono dall’atleta capacità che lo impegnano ai limiti delle possibilità umane.  Oggi l’ideale olimpico soffre per la presenza di diversi elementi turbativi presenti nello sport che contraddicono quanto è contenuto nel giuramento dell’atleta: “A nome di tutti i concorrenti prometto che prenderemo parte a questi giochi olimpici rispettando ed osservando le regole che li governano… “senza doping e senza droghe, per la gloria dello sport…””.

In nome di questi grandi ideali è indispensabile che la politica del comitato olimpico Internazionale trovi soluzioni che salvaguardino per il futuro la continuità dei giochi olimpici e la loro integrità. Questo, purtroppo, non sempre avviene perchè nelle federazioni nazionali ed internazionali, l’avanzare del professionismo più sfrenato ha prevarso sugli ideali e l’identità del movimento olimpico che avrebbe dovuto e dovrebbe sempre perseguire. In un mondo in cui si affacciano i fantasmi della povertà e della fame, il CIO pretende dalle città olimpiche sforzi economici insostenibili, non sempre ripagati dalla grande quantità di opere e di strutture al servizio della comunità. A contraddire gli ideali olimpici, a volte, è anche l’uso politico e perfino razziale che se ne fa e che sono del tutto estranei ai contenuti universali rappresentati dalle olimpiadi. Si aggiungano anche alcuni scandali di arbitraggi che hanno tentato di fare dello sport il simbolo della supremazia di paesi o regimi nel totale disprezzo delle regole che impongono l’imparzialità. Un ruolo altrettanto nefasto è rappresentato dal fenomeno del doping, che, anche se meno diffuso di quanto si possa immaginare, ci fa capire come per una medaglia o per la conquista di un primato si sia disposti a sacrificare tutto: la salute e il rispetto per se stesso e gli altri. Non sono esenti da colpe gli organi di informazione che spesso distorcono o nascondono il grande valore educativo insito nella pratica sportiva.

Esistono anche doping più silenziosi ma non meno pericolosi, dai nomi meno inquietanti che sono alla base della crisi dello sport: la pressione sociale, il peso dell’opinione pubblica, la dipendenza dagli sponsor, la necessità di produrre spettacolo ad ogni costo. L’atleta è spesso stritolato da questa perversa logica, dalla publicità e dalla sete di guadagno da ottenere, a volte, nel totale disprezzo delle regole come dimostrano le recenti vicende dello scandalo delle scommesse .

A questi attentati allo sport e alle olimpiadi, lo spirito olimpico tenta di opporsi per mantenere desto l’ideale che ha guidato i personaggi eccezionali che ne hanno fatto la storia.

Alcuni atleti sono diventati leggendari e sono ricordati con i nomi più fantasiosi e pittoreschi come, “il pesce a stelle e strisce” del grande nuotatore Mark Spitz; “il figlio del vento” del velocista americano Carl Lewis; “i fratelli del remo” degli Abbagnali e molti altri che con la conquista della medaglia olimpica hanno perpetuato un mito antichissimo.

Il significato della “Nike”, olimpica, malgrado le difficoltà che lo sport deve affrontare nei tempi attuali, non è mai cambiato. La vittoria olimpica appartiene al sogno e rappresenta una meta ineguagliabile; essa testimonia l’aspirazione più affascinante dell’atleta in tutto il firmamento dello sport.

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