SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Prima i complimenti: “Quello di Farnush è davvero un bel progetto, sulla linea del tratto già realizzato a Porto d’Ascoli. Non è un cazzotto in un occhio”. Poi l’affondo: “Mi chiedo piuttosto quali siano le reali capacità dell’amministrazione di portare a termine l’opera. Sognare non costa nulla”. Bruno Gabrielli reagisce così dinanzi all’elaborato del nuovo lungomare nord presentato dalla giunta Gaspari venerdì scorso in Palazzina Azzurra.

Due chilometri di pinete, giardini tematici, serre, tunnel e persino passeggiate nell’acqua, al prezzo di dieci milioni. Euro più, euro meno. “In questi anni tanti sono stati i desiderata non attuati”, prosegue il consigliere comunale del Popolo della Libertà. “Il vecchio lungomare l’avrebbero già dovuto ristrutturare, stando al programma elettorale del 2006. Da cittadino mi auguro che stavolta lo facciano davvero”.

Il metodo per reperire i soldi sarà quello del project financing.

“Noto che Gaspari si è evoluto. In passato aveva sempre avversato i project. I nostri li mise puntualmente sotto accusa, a partire dal caso del Palariviera. Tuttavia, da avversatore ne divenne sostenitore”.

La reputa comunque una strada percorribile?

“Non sarà facile strutturare l’accordo, che si regge su un equilibrio tra il dare e l’avere con il privato. Con la crisi economica attuale mi domando chi possa esserne interessato. A mio avviso è difficile che possa concretizzarsi”.

Il completamento del lungomare era pure sul vostro programma. In campagna elettorale affermò che avreste acceso un mutuo con la somma ricavata dal risparmio annuo di 360 mila euro, “derivante dall’eliminazione di cinque dirigenti comunali in esubero”. Non era più utopistica questa di strada?

“Affatto. Ridurre i dipendenti dipende dal sindaco, era possibile. Avremmo ottenuto il mutuo e magari anche solo 6 milioni avrebbero consentito il restyling del tratto. Non l’avremmo completato, ma almeno un chilometro su due lo si sarebbe portato a casa. Ci saremmo portati avanti con il lavoro in maniera concreta, non a chiacchiere. Ritengo che dopo anni di promesse, la non realizzazione del lungomare equivarrebbe alla condanna definitiva per Gaspari. Ha già perso grandi occasioni, stavolta non potrà mancare l’obiettivo”.

Intanto, nemmeno una settimana fa la città è finita nuovamente sott’acqua, in seguito al solito acquazzone.

“Queste sono le vere priorità attualmente. Non bisogna parlare di allagamenti solo quando si verificano; la discussione va fatta a prescindere. Penso che andrebbe chiesto conto alle ditte che hanno svolto i lavori in questi anni. Come mai certe situazioni si ripetono puntualmente?”.

Gaspari vi ha pertanto accusato di immobilismo. A suo avviso l’amministrazione Martinelli non si occupò minimamente dell’emergenza.

“Non è così. L’amministrazione Martinelli investì 40 milioni di euro in lavori pubblici e, in tutte le zone interessate dai lavori pubblici, le reti fognarie vennero rifatte. A mio avviso, il problema non sono le reti fognarie, bensì i collegamenti. Senza dimenticare che da oltre un anno non si spende nemmeno un euro per la manutenzione e la pulizia dei tombini”.

Pochi giorni fa si è conclusa la prima edizione del Musical Europa Festival. Da ex assessore comunale alla Cultura e al Turismo, che valore dà alla manifestazione diretta da Gianni Togni?

“A livello nazionale eventi di questo genere non mi risulta esistano, dunque il filone può essere ottimo. Un’amministrazione pubblica però non può più supportare economicamente certe manifestazioni. Queste devono reggersi sulle proprie gambe, affidandosi a sponsor o a privati. Gli enti si trovano in difficoltà, per non dire in emergenza. Con i tagli subìti è normale e giusto che i fondi vengano destinati in primis ai settori del sociale e della sanità”.

Quindi, se fosse stato assessore o primo cittadino avrebbe rinunciato alla spesa per le prefinali di Miss Italia…

“Penso proprio di sì. Quei 150 mila euro li avrei indirizzati altrove, per forza di cose. Nonostante tutto, continuo comunque a considerare quella di Miss Italia una grande operazione di marketing. Furono soldi spesi bene. Nessuno volle mai considerare quello show un prodotto culturale. L’unica finalità era turistica. A settembre, in periodo di bassa stagione, portavamo a San Benedetto circa 4 mila presenza in una settimana. A cui si sommava il riscontro mediatico. Fu un momento importante, ma lo ripeto: se fossi stato sindaco non me lo sarei potuto più permettere”.

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