SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 3 agosto, com’è noto dovrebbe aver luogo lo sciopero “breve” degli stabilimenti balneari, sciopero indetto da alcune associazioni di categoria per sollecitare le istituzioni a trovare una via d’uscita rispetto alla futura applicazione della Direttiva Bolkestein.

Il prossimo Decreto Legislativo di attuazione dell’art.11 della legge Comunitaria 2010, recepita nella Legge 217/11, infatti, detterà le regole che regoleranno le aste pubbliche, a partire dal 1gennaio 2016 tutte le 27.300 concessioni balneari che insistono sul pubblico demanio, oltre a 2.500 camping, fari e porticcioli da diporto.

Di fatto sarà una rivoluzione che aprirà le porte alle multinazionali del divertimento, che segnerà la fine di un’epoca del nostro turismo e che metterà in crisi occupazionale un settore che annovera circa 300mila lavoratori stagionali e le famiglie dei 100mila imprenditori che oggi gestiscono le imprese esistenti!

Ma lo sciopero è la risposta giusta? Molti se lo chiedono e fra gli altri, con forza se lo chiede l’Itb Italia, l’Associazione Imprenditori turistici balneari che a tale sciopero è assolutamente contraria.

Come ci dice, infatti, il Presidente ITB Italia, Giuseppe Ricci, uno sciopero serve solo a isolare di fronte ad un’opinione pubblica non ben disposta verso la categoria e di fronte ai clienti che, avendo pagato, si sentono defraudati di un servizio, e comporta solo danni economici ad una categoria che già, per i noti motivi, sta attraversando un periodo di crisi.

Lo sciopero, inoltre, rischia seriamente di compromettere il lavoro di questi anni, per arrivare ad una soluzione del problema, soluzione che può arrivare attraverso tre strade:
-esclusione del turismo balneare dal campo di applicazione della Direttiva Bolkestein, per la peculiarità del lavoro
-attuazione di un processo di sdemanializzazione delle strutture balneari per le quali tanto hanno investito negli anni gli imprenditori balneari
-applicazione alle strutture balneari del diritto di superficie come previsto dalla legge 167 di edilizia popolare.

Lo sciopero non è che una risposta di facciata ai problemi di tanti imprenditori balneari, una risposta dettata da organizzazione di categoria che, ridotte a carrozzoni, non hanno altre armi nel loro bagaglio di difesa di un diritto sancito dal tempo e dalle leggi nell’ambito delle quali gli imprenditori balneari hanno operato da tanti anni.

Imprenditori che hanno operato, nel rispetto delle leggi, investendo tempo e risorse, economiche e personali, accumulando un capitale umano di rapporti con la clientela che, oggi, nel mondo del turismo anonimo e standardizzato, non ha eguali.

No, ci ripete Giuseppe Ricci, noi non ci faremo espropriare di un diritto al lavoro ormai secolare; noi combatteremo con tutte le armi legali, con le azioni pubbliche e iniziative sociali, anche le più eclatanti.

Non sarà uno sciopero, conclude il presidente, detestato dai clienti e insignificante per le nostre istituzioni, a smuovere qualcosa: se qualcosa cambierà, sarà la nostra voglia di combattere, insieme e non contro i nostri clienti, a difendere questo straordinario made in Italy che è il turismo balneare italiano

E il tutto nel silenzio delle istituzioni che, pure, dovrebbero salvaguardare il turismo e il lavoro di tanta gente che nel turismo lavora e di turismo vive.

 

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