SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Partire da un paese di 20 mila abitanti ed arrivare alla meta. La storia di Sandro Sabatini è quella di uno che ce l’ha fatta. “Sono nato a Roma, ma da piccolissimo la mia famiglia si trasferì a Montecatini. Lì cominciai giovanissimo, con le tv e le radio locali. Realtà minuscole, seguivo il basket, che in città è una vera tradizione”.

Cinquant’anni il prossimo 20 luglio, Sabatini oggi è volto di punta di Sky Sport 24, canale all-news in diretta per diciotto ore al giorno. Un percorso lungo e intenso ed una carriera per un certo verso legata a quella di Arrigo Sacchi. Sì, proprio il mago di Fusignano. “Iniziai a lavorare per Tuttosport a 23 anni, occupandomi di calcio, precisamente della Serie C. Caso volle che all’epoca in quella categoria militassero Rimini e Parma, club allenati in successione proprio da Sacchi. Proponeva un gioco nuovo, rivoluzionario ed io ebbi modo di entrarci in contatto. Quando passò al Milan, al giornale si liberò un posto a Milano. Dato che collaboravo da tre anni con loro e che avevo instaurato un rapporto diretto con l’allenatore romagnolo, mi presero. Lo ammetto, fui anche molto fortunato”. Inevitabile quindi la promozione a responsabile della redazione milanese del quotidiano, fino al 1994, anno della chiamata dell’Inter. “Diventai capo ufficio stampa della società nerazzurra; un’esperienza che durò sino al 2001”.

Come giudichi quell’avventura?

“Un errore dal punto di vista giornalistico. Avevo sottovalutato le difficoltà esistenti nel lavorare nella comunicazione in un club calcistico. Sei ingabbiato. Mentre in un giornale il tuo punto di riferimento è il direttore, che nei fatti è un collega, in una squadra sportiva i tuoi referenti sono il presidente, l’allenatore e i giocatori”.

Senza dimenticare che quelli furono anni travagliati per la squadra.

“Esatto, l’unica annata positiva fu quella del 1997-1998 con Gigi Simoni, la prima di Ronaldo in Italia. Essere addetto stampa dell’Inter, in quella stagione significava essere addetto stampa di Ronaldo. Un bravo ragazzo, molto collaborativo”.

Il rapporto tra voi due fu talmente positivo che successivamente ti scelse per curare e lanciare il proprio sito.

“Quando terminai la collaborazione con Moratti, Ronaldo mi propose di creare ed implementare il suo portale. Mi occupai solo dei primi passi del progetto.”.

Parliamo di Sky. Quanto è importante al giorno d’oggi il supporto dei social-network per il vostro telegiornale?

“Tanto. I tweet  vanno ovviamente filtrati, ma rappresentano un termometro costante. Sono un sondaggio in divenire, offrono spunti per domande agli intervistati, ma capita pure che correggano in tempo reale una scaletta che magari sta andando alla deriva. I calciatori non è che diano grandi notizie sui social. Più che altro caricano foto e regalano note di colore. E per noi questo è un ottimo riempitivo”.

Con Twitter e Facebook sempre più invadenti, è ancora utile a questo punto il ruolo dell’addetto stampa nelle società?

“Mi spiace dirlo, ma il ruolo dell’addetto stampa è diventato meno centrale rispetto al passato”.

Tale fenomeno facilita il ruolo del cosiddetto giornalista da marciapiede o lo complica?

“Per i giornalisti è certamente uno svantaggio. Se tornassi ai tempi di Tuttosport immagino già la rabbia che avrei provato nel vedermi una notizia bruciata da Twitter”.

Passiamo al calcio giocato. Non possiamo non partire dall’Inter: che squadra sta nascendo? Affidarsi a Stramaccioni lo ritieni un azzardo?

“E’ un rischio, che io avrei corso. Vediamo però quanto potere e quanto sostegno gli concederà la dirigenza. A mio avviso, l’Inter sta facendo un’ottima campagna acquisti. Palacio, Silvestre e Handanovic sono buoni colpi. Tuttavia si sta assistendo ad una faida interna tra argentini e brasiliani e stanno rimanendo solo i primi”.

La Juventus invece ripartirà senza Del Piero. Non è stridente il fatto che Andrea Agnelli non l’abbia mai nominato nella prima conferenza stampa stagionale?

“Del Piero era una figura ingombrante. Secondo me non l’hanno trattato bene. Penso comunque che scegliere una soluzione indolore per tutti fosse obiettivamente impossibile”.

Thiago Silva e Ibrahimovic hanno lasciato il Milan. I rossoneri ci rimettono davvero?

“Al Milan mancheranno Nesta, Thiago Silva, Gattuso, Van Bommel, Seedorf ed Ibra. Sei titolari su undici. Galliani ha preso Montolivo e Acerbi, giocatori all’altezza. Adesso ne servono altri quattro, che siano dei potenziali titolari. Sono dell’idea che il Milan abbia fatto bene a cedere e a rinnovarsi. Volendo fare un paragone politico, posso dire che Berlusconi ha attuato giustamente la spending-review; ora deve creare nuovi posti di lavoro e scegliere giovani di qualità”.

Ad oggi che Milan si ritrova Allegri?

“Analizzandolo attualmente, è un Milan che miracolosamente arriverebbe in Europa League. Ma sono certo che il 31 agosto non parleremo della stessa rosa di oggi”.

Questa fuga all’estero dei big, da sceicchi e petrolieri, non potrebbe paradossalmente rappresentare un’occasione di riscatto per il calcio italiano?

“Il campionato italiano comincia a somigliare a quello brasiliano, con molti nazionali che vanno a giocare fuori. Nonostante ciò il Brasile è sempre protagonista ai Mondiali e gli stadi sono puntualmente pieni. Nulla è irreparabile. Non sarei troppo negativo, nemmeno se Borini o Verratti se ne vanno all’estero”.

Il Paris Saint Germain ha speso più di 100 milioni, solo in questa estate. Credi che un’ipotetica vittoria in Champions League di Ancelotti avrebbe lo stesso valore della Coppa dei Campioni del 2007, conquistata tra mille difficoltà e con una rosa sulla carta molto più debole?

“Diciamoci la verità: il Psg le vittorie del Campionato e della Coppa di Francia deve darle per scontate. Il vero lavoro sarà appunto sulla Champions. La squadra potenzialmente non ha nulla da invidiare a Real Madrid, Barcellona e ai due Manchester. Nonostante le spese ingenti credo che la conquista dell’Europa rappresenterebbe una svolta, sarebbe un capolavoro a prescindere. Marsiglia a parte, mai una squadra francese ha toccato certe vette. E’ vero che Ancelotti si ritrova grandissimi giocatori, ma è altrettanto vero che nessuno di loro ha mai vinto la Coppa con le Orecchie. Ibra compreso”.

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