SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un padre “malato di calcio”  e penna del Messaggero, alla sezione spettacoli: “Fin da piccola, tutte le domeniche mi portava allo stadio”. Che Vanessa Leonardi diventasse giornalista sportiva era dunque scritto, nel destino. Moglie del telecronista Maurizio Compagnoni, per lei Sky ha rappresentato la svolta, professionale e sentimentale. Ma prima di approdare alla corte di Murdoch tanta è stata la gavetta: “Iniziai a Radio Incontro, emittente capitolina che all’epoca rappresentava il top. Da lì uscirono in molti: Cristina Fantoni, Alessandro Antinelli, Laura Gobbetti. Entrai grazie ad un collega di papà. Successivamente collaborai con la Gazzetta dello Sport. Mi occupai di tutto, pure degli sport più impensabili”.

Cosa consigli quindi ai giovani alle prime esperienze?

“Di crederci, se vali la gente se ne accorge. Solo col lavoro di campo si va avanti. Io ovviamente fui facilitata, abitando a Roma c’erano più possibilità, oggi minori per via della grave crisi economica”.

Una donna nel calcio, settore prevalentemente maschile. Come è stata l’accoglienza nei tuoi confronti?

“Non ho mai avuto nessun problema e non ho mai notato scetticismo. Anzi, il trattamento è identico. Non mi sono mai sentita giudicata, devo dire la verità. Sì, lo sono stata per il mio lavoro, ma mai per il mio sesso”.

In questo mondo le chance concesse al gentil sesso sono pari a quelle offerte ad un uomo?

“Forse in partenza era più difficile, dovevi dimostrare qualcosa in più. Adesso no. All’epoca poi le donne a Sky erano anche meno. Ora ce ne sono parecchie. Siamo una bella squadra”.

Sei mezzobusto di SkySport24, canale all-news in diretta per diciotto ore al giorno. Rileggere lo stesso copione e lanciare i medesimi servizi ogni mezz’ora non può apparire in qualche modo noioso?

“Le notizie sono ripetitive, tuttavia io generalmente conduco la fascia centrale, in cui i collegamenti sono numerosi. Può essere noioso, però siamo stati capaci di trasformare le edizioni quasi in un talk show. Un’ottima trovata, divertente per noi, ma pure per chi sta a casa”.

La domenica sei anche bordocampista nelle gare di Serie A. Quanta faccia tosta serve?

“Tanta. Devi avere la faccia come il sedere. A fine partita gli allenatori in genere sono nervosi e i giocatori stanchi, bisogna essere bravi ad interagirci”.

Soggezione e timidezza: come le hai eliminate?

“In radio; è stata una grande palestra. Certi insegnamenti li utilizzo ancora quando devo imbattermi in un’intervista”.

C’è un allenatore col quale, nel tempo, è nata una sintonia particolare?

“Sì, Giampiero Ventura. Seguii spesse volte il suo Bari, nel 2010. Nel post-match si attendeva la linea assieme e si chiacchierava. E’ un vero signore, un gentiluomo ed un ottimo mister. In ogni caso ho un buon rapporto con tutti”.

Non hai mai negato la tua simpatia per la Roma.

“Esatto”.

A tal proposito, qual è il tuo pensiero sul ritorno di Zeman? L’anno scorso si parlava di “progetto” con Luis Enrique, mentre dodici mesi dopo la squadra si ritrova con un tecnico 65enne. Non equivale ad un passo indietro?

“Il progetto non è stato un fallimento. Sabatini e Baldini credevano ancora in Luis Enrique e hanno cercato in tutti i modi di farlo restare in giallorosso. In maniera differente, pure Zeman crede nei giovani. Ritengo che possa valorizzarli, Bojan e Lamela su tutti. Sono strafelice che sia tornato ad alti livelli e che tutti si siano accorti del suo valore. E’ un maestro di calcio”.

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