SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una Spending Review, letteralmente “revisione della spesa”, che invece di placare l’abusivismo finanziario in cui l’attore protagonista  è il cittadino, da tempi immemori depredato nel portafoglio a sua insaputa da una serie di meccanismi burocratici e d’istituzionale complessità tipicamente tricolore, pare che almeno per quello che concerne il settore giustizia non faccia altro che aumentarla tale spesa, mentre l’unica cosa in diminuzione sembri essere il livello di fiducia degli italiani nell’apparato statale.

Un’analisi spietata che però va contestualizzata a dovere, non necessariamente tutti i 22 punti sui quali si basa la suddetta revisione non potrebbero servire a curare l’ormai ancestrale problema della pazza e incontrollata spesa pubblica. La scure che implacabilmente trasmuterà la mole e la dilazionalità dei soldi pubblici erogati ai tre servizi civili principali (sanità, istruzione, giustizia) sosterrebbe situazioni più o meno avverse a seconda del tessuto economico nel quale andrà ad abbattersi.

Nel caso specifico, nel luogo specifico e nell’evento specifico, rispettivamente Tribunale-San Benedetto-Prospettiva di chiusura del distaccamento, viene da citare l’eterna Sora Lella con un accenno di sorriso sulle labbra, onde evitare tragicomici pianti una volta compresa la vera entità e il peso sociale che la Spending Review attuerà sul marchingegno della giustizia sambenedettese: “AAAAh annamo bene… proprio bbene…”

Il grido d’allarme arriva dalle laringi degli addetti ai lavori locali. L’organismo unitario dell’avvocatura convoca in comune i rappresentanti della diffusione mediatica delle notizie. Presenti alla conferenza il segretario del consiglio dell’ordine degli avvocati di Ascoli Giorgio Molini e l’assessore ai beni comuni Luca Spadoni. Oggetto della convocazione: il tribunale a rischio requiem.

“Il dl elaborato dal governo Monti – annuncia Molini – nella sezione dedicata alla giustizia prevede il taglio di 37 tribunali e l’accorpamento di 220 sedi distaccate. Questo è il caso di San Benedetto, che verrebbe unificato con quello di Ascoli”.

Addio tribunale, si va tutti nel capoluogo di provincia. Pellegrinaggi a sfondo giuridico nell’entroterra.

“Sia ben chiaro, questo non vuol dire che i circa 30 dipendenti verranno licenziati – continua Molini – ma i loro servigi andranno espletati ad Ascoli, a 30 km di distanza, con cadenza quotidiana”.

E i cittadini? Costretti anche loro al tragitto bidirezionale sull’Ascoli-Mare per seguire udienze o protocollare atti giudiziari. Ma per Molini la questione non termina con la mera seccatura dello spostamento logistico degli uffici.

“Per il fabbricato che ospita la sezione distaccata di San Benedetto lo Stato non paga nulla. Esiste solo il mantenimento delle spese a carico del comune, che anticipa i costi delle utenze e riceve il rimborso dallo stesso ministero al 50%. Se tutta la funzione giuridica venisse trasferita ad Ascoli, dove l’affitto del tribunale è di 600.000 euro l’anno a credito di un privato, le spese di gestione per lo Stato aumenterebbero in una cifra che abbiamo stabilito in circa 400.000 euro”.

Un taglia-taglia a iosa che appare non proprio volto ad una razionalizzazione migliorativa, in un’ottica in cui è saggio e legittimo ridurre le spese ma solo in quei contesti nei quali l’adattamento dei foraggiamenti non generi malesseri dovuti a motivi di varia natura, come in questo caso.

“Vorremmo che il governo stabilisca e andasse a verificare le situazioni specifiche – dice Molini – oltre al fatto che utenza, ufficiali giudiziari, giudici di pace e altre figure dovranno pellegrinare tra Riviera ed entroterra, è giusto ricordare che San Benedetto è la seconda città per numero di residenti dopo Ascoli nell’omonima provincia, siamo più grandi di Macerata e Fermo. Questo vuol dire tanto lavoro difficilmente gestibile non in loco. Le sole cause penali monocratiche sono circa 600, quelle sul civile ordinario circa 2000. Se aboliranno senza andare a verificare per ogni situazione, rischiano di spendere di più per la soppressione in quanto nasceranno dispendi alternativi che sommati tra di loro potrebbero risultare più alti degli importi calcolati per il risparmio”.

Spadoni si reputa “Vicino all’organismo degli avvocati. Questo non è provvedimento di razionalizzazione perché non vengono cernitati solo gli uffici con un certo carico di lavoro. Questo è un forzato spostamento di sede. La Spending Review è in realtà solo un aumento di spese, in Italia ci sono sezioni distaccate che indubbiamente meritano di essere soppresse, ma non crediamo che la nostra lo sia”.

Intanto la cittadinanza attiva si mobilita su più fronti. Indetta per il 9 luglio un’assemblea pubblica, successivamente la quale partirà un corteo di protesta dall’auditorium fino alla piazza del tribunale. Per il volantino click qui.

 

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 619 volte, 1 oggi)