Quei volti che piangono, hanno una poesia che sembra non appartenere più al calcio.

Chi ricorda le lacrime disperate di Franco Baresi, alla fine dei Mondiali 1994, quando il grande difensore vide la sua Nazionale perdere ai calci di rigore, ricorda la commozione di un uomo che, d’improvviso, si era ritrovato bambino, indifeso.

Al termine di Spagna-Italia le lacrime che scendevano dagli occhi di Bonucci, Balotelli e Pirlo erano belle – perché simbolo di sincerità – come l’esultanza dei meritati vincitori.

Come il pianto di Mario Balotelli al termine dell’incontro con la Germania, tra le braccia della mamma adottiva.

Tutto il resto (gli scandali, i gossip, le manie dell’immagine, gli ingaggi milionari immeritati, i bla bla bla insopportabili di un certo giornalismo) non fa parte di questo nostro mondo un po’ infantile, che, ogni due o quattro anni, ci fa palpitare di passione Azzurra.

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