Negli anni ’60 l’Inghilterra, oltre che nel calcio (col mondiale vinto nel ’66), era la migliore anche nel campo della musica. Loro avevano I Beatles, noi i Dik Dik. I Beatles avevano portato oltremanica un’aria nuova, anticonformista e d’avanguardia. Noi ci siamo arrivati 20 anni dopo.

Dopo 46 anni, tra i sudditi della regina, le cose vanno diversamente. In Inghilterra il perbenismo e la tradizione sono tornati a fare da padrone e, tra uno scandalo e l’altro, Capello è stato allontanato.

Capello, l’italiano tanto mal sopportato dai vertici della FA. Gli inglesi si son sempre ritenuti “gli inventori del calcio” e avere un italiano (ergo catenacciaro) a far scuola in casa loro era troppo. Ancelotti, Zola e Vialli ne sanno qualcosa.

Sia chiaro, il loro snobismo non è solo nei nostri confronti. Boicottarono le prime competizioni internazionali perché si credevano di un altro livello e alcuni, forse, lo pensano ancora.

Al posto di Capello hanno scelto Roy Hodgson. Puro spirito British, naturalmente. Purtroppo, rispetto a Don Fabio, questo è il suo unico punto a favore.

Capello ha vinto in Italia e Spagna ed è tuttora il ct inglese con la più alta percentuale di vittorie (67%), Hodgson è il paperino che abbiamo conosciuto in Italia. Ma tant’è, il buon Roy almeno è inglese e -parole di Rooney- “è bello avere un ct che parla inglese”.

L’Inghilterra di Roy, però, non è stata molto dissimile allo stereotipo Italiano: 9 giocatori dietro la linea della palla, tanta difesa e lanci lunghi. Roy, quando gli parlano di queste analogie, non ci sta: “Cos’è questo gioco all’italiana?”

Come dargli torto. L’Italia vista domenica, coraggiosa, spumeggiante, offensiva, non ha niente a che vedere con l’Inghilterra, scialba e insipida come quella brodaglia che chiamano tè delle cinque.

Ancelotti, sulla Gazzetta dello Sport, l’aveva detto: “li battiamo con la fantasia”. Così è stato. Dopo il colpo impensabile di De Rossi, la parata stile pallanuoto di Buffon e le grandi giocate di Diamanti, è arrivato il “cucchiaino” di Pirlo e, ca va sans dire, la vittoria.

De Rossi, Buffon, Pirlo, Diamanti: i Beatles adesso ce li abbiamo NOI.

 

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