GROTTAMMARE – Un detto popolare stabilisce che la speranza sia il sostegno della vita. Appare molto meno filosofico e decisamente più pragmatico al riguardo il comune di Grottammare, che dal lontano 2007 si è legato al dito il progetto ministeriale SPRAR (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati) e, grazie alla collaborazione del GUS Italia, si occupa di fornire assistenza a quelle persone provenienti da paesi esteri e in estrema necessità di asilo.

Una cooperazione ben salda sin dal momento in cui si è instaurata, che a partire dal 2010 si è plasmata nel calendario di eventi “Sconfiniamo”, un concatenamento d’iniziative a 360° terminate in data 20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato.

Non è necessario disperdersi nella descrizione prettamente tecnica della manifestazione, rimandiamo all’articolo della collega Loredana Ciarrocchi. Più saggio soffermasi sul significato intrinseco che lo stesso progetto detiene, dal quale traspare il pragmatismo succitato dell’amministrazione rivierasca che sfrutta la sua espressione istituzionale per andare oltre la mera accoglienza dei rifugiati, instradandoli verso un percorso formativo/lavorativo/umano volto all’integrazione degli stessi a livello sociale.

Un obiettivo nobile e fulgido che necessita elevazione mediatica e che con la conferenza di chiusura di quest’oggi si esplicita in maniera più chiara a coloro che magari avevano percepito “Sconfiniamo” come un semplice conglomerato d’attività d’intrattenimento, a sfondo internazionale.

Presenti all’evento il sindaco Luigi Merli, l’assessore Daniele Mariani, il vice-prefetto Fiorangelo Angeloni e alcuni referenti SPRAR accorsi per descrivere ai presenti l’importanza del piano d’intervento per quelle persone proveniente da contesti mondiali in cui vengono minate le più basilari possibilità di sopravvivenza.

Personaggi che si sono dati il cambio negli interventi sotto l’esemplare conduzione di N’diaye Ibrahima, anch’egli rifugiato che grazie alla solidarietà di Grottammare è adesso cittadino bianco-celeste perfettamente integrato.

Apre le danze l’assessore Mariani, che ha brevemente analizzato Sconfiniamo con parole di elogio “in particolare per quest’anno, in quanto abbiamo avuto un programma davvero ampio, toccando diverse realtà locali. Anche stavolta concludiamo con un focus, parlando di lavoro e di rete sociale per i cittadini del mondo che ci chiedono aiuto. Istruzione e formazione professionale sono le armi a nostra disposizione per favorir loro un integrazione sana e produttiva”.

Mariani ha inoltre ringraziato le varie realtà scolastiche e professionali che hanno supportato questo progetto, oltre alle attività commerciali che si sono offerte per tirocini formativi ai rifugiati.

Merli ricorda un bel aforisma rappresentante nient’altro che la quintessenza dell’iniziativa stipulata con SPRAR, ossia “l’uomo è libero quando non ha fame. Ragionando a partire dal 2007, il concetto fondamentale non è solo quello di ospitarli. Bisogna che all’accoglienza facciamo seguire l’integrazione. Quest’ultima necessita ovviamente dell’interessamento da entrambe le parti, con associazionismo e volontariato a perfetto incastro col nostro supporto istituzionale”.

Il sindaco bianco-celeste ricorda che la motivazione per cui fu deciso di aderire a questa bella iniziativa ebbe a che fare con un forte desiderio morale d’altruismo condiviso dall’intera amministrazione.

“Creare una rete di solidarietà – continua – è importante per dar modo a queste persone di pensare al loro futuro in maniera diversa. Raggiungere l’obiettivo è possibile quando si coniugano le volontà di tutti. Grottammare negli ultimi 20 anni ha avuto una forte crescita culturale e sociale, l’integrazione di persone rifugiate non è altro che un ulteriore passo verso uno dei tanti progetti sociali che  portiamo avanti con orgoglio”.

Sara Gasparri, referente SPRAR Marche,  ha spiegato in concreto di cosa si occupa l’organizzazione che rappresenta.

“L’inserimento socio-economico dei rifugiati è lo scopo ultimo. Le persone che vengono in Italia sono portatori di un background professionale e culturale, è necessario che ciò venga valorizzato. In virtù di questo ci occupiamo di organizzare corsi di formazione, tirocini e stage di lavoro per implementare la loro integrazione. Quest’ultima è realizzabile solo grazie al lavoro degli operatori, nei quali riscontro competenza e professionalità ma soprattutto umanità. Nel 2010 il 63% ha abbandonato il percorso per continuare il proprio processo di vita in autonomia, dato positivo che dimostra il funzionamento della complessa macchina operativa”.

Al termine della conferenza, premiazione del torneo di calciotto e concerto della band Djambadon.

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