Nell’immagine allegata a questo articolo (clicca sulla destra per ingrandirla), fornita da Gianluca Zibordi, gestore del sito di informazione finanziaria www.cobraf.com, compare l’andamento del debito pubblico italiano e inglese dal 1861 (anno dell’unificazione italiana) ad oggi.

Abbiamo già parlato più volte del debito pubblico (ad esempio qui).

Ne parleremo ancora.

In questa sede non diamo ulteriori strumenti di analisi.

Il tentativo di questo articolo è soltanto quello di instillare il dubbio rispetto ad una realtà che si presume rivelata. Un dogma tecno-finanziario.

Ma se di fronte a Gesù Cristo persino il più miscredente nutre un senso di sacro rispetto per la figura storica (e chi scrive non è miscredente), non si capisce perché l’adorazione del debito pubblico non deve essere oggetto di analisi critiche.

Sì, abbiamo avuto un rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo (un dato stock, il primo, frutto della somma dei deficit pubblici anno dopo anno; un dato flusso, il secondo, relativo ad un solo anno) più alto dell’attuale alla fine dell’800, dopo la Prima Guerra Mondiale e all’inizio degli anni Novanta del Novecento.

La Gran Bretagna dal 1920 al 1960 ha avuto un rapporto superiore a quello attuale italianio (120%), fino ad un massimo di quasi 260% dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Ci fermiamo qui.

Apprendiamo soltanto che il mondo non è finito per la Gran Bretagna né per l’Italia. Lo scriviamo soltanto per un motivo: il comando e l’obbedienza si ottengono sempre attraverso una spruzzata di terrore.

 

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