GROTTAMMARE – “Vivere il presente, sognare per l’avvenire, imparare dal passato”. Ecco il precetto a cui si deve appellare il Grottammare, adattandolo al proprio modus vivendi dopo l’importante campionato d’Eccellenza recentemente concluso, conservandone l’intrinseco significato e plasmandolo nella struttura mentale da adoperare già a partire da settembre. Proseguire nella retta via che la stagione 2011/2012 ha inizializzato, perseverando nella forma mentis istituita dal tecnico Zaini che ha morfologicamente mutato una compagine che solo pochi mesi prima il suo arrivo arrancava, cercando di sfuggire allo spettro dei playout e salvandosi in extremis dopo aver annunciato ai media per ben tre volte l’allenatore a cui affidare la direzione del team.

Questo articolo parla di ciò che il Grottammare è stato nell’appena trascorsa stagione, e di quello che (si spera) sarà.

SE NON RICORDIAMO NON POSSIAMO COMPRENDERE

Ci pensa lo scrittore londinese Edward Morgan Forster, con la massima di cui sopra, a farci comprendere l’importante fondamento che nel calcio, come nella vita, se non rammentiamo ciò che è stato trattenendolo con maniacale cura dentro di noi, non possiamo capire. Penetrare nelle viscere di quello che è avvenuto (in questo caso, nell’arco temporale di un anno calcistico) estrapolandone i pregi e i difetti, le vittorie e le umiliazioni, le rivoluzione e le involuzioni, i pro e i contro. Analizzare, studiare e replicare il buono compiuto.

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile

L’aforisma succitato è di Francesco D’assisi. Pare costruito apposta per descrivere quello che ha rappresentato il Grottammare Calcio in questa stagione, più nello specifico le tre fasi in cui i rivieraschi sono progressivamente passati nell’arco di 34 partite giocate: il necessario (cercare di accumulare punti per la salvezza), il possibile (mantenere una buona posizione in classifica una volta garantitasi una certa sicurezza) e l’impossibile-ma-non-tanto (vincere i playoff). Stadi di cambiamento che si sono alternati nel corso del campionato fino al quasi centramento dell’ultimo, non colto proprio all’ultima giornata.

CIO’ CHE E’ STATO, PARALLELISMI

La stagione 2010/2011 è stata decisamente poco soddisfacente per i bianco-celesti. Tre cambi di allenatori, un campionato esauritosi a rincorrere la zona salvezza e il salvataggio nella fase finale del torneo. Quello che ne sarebbe conseguito doveva essere una stagione il cui l’obiettivo primario era una tranquilla posizione in classifica, archiviabile possibilmente nella parte sinistra della stessa. Si opta per l’esordiente Luigi Zaini in panchina (sul suo passato e sul futuro si esprime qui), per un completo rinnovo del parco giocatori con new-entry anche dal settore giovanile, per l’implemento di personale dirigenziale in società con l’ingresso di nuovi investitori e per la formazione tecnica e competenziale di staff interno a coadiuvare il lavoro del mister. Soluzioni che, col senno di poi, risulteranno vincenti e nodali per l’ottenimento del titolo di squadra rivelazione dell’anno.

La prima partita di campionato contro l’Elpidiense Cascinare, curiosamente, si rende emblema di un parallelismo rappresentativo di quello che sarà sulla carta l’intera stagione del Grottammare. Un’analogia metaforica che certifica i rivieraschi come squadra che teoricamente sarebbe stata costretta a soffrire per mantenersi salda in zona salvezza, ma che in realtà terminerà col vincere molto surclassando gli avversari. Ecco che gli avversari passano in vantaggio dopo appena 20’, per poi finire sconfitti per 3-1. Simbologia caratteristica che i bianco-celesti si trascineranno dietro per tutto il campionato, erano quelli che si dovevano salvare per evitare la retrocessione, finiscono per diventare la compagine più temuta anche dalle grandi.

ABITUARSI ALLE VITTORIE E ALLE BELLE PRESTAZIONI

Da quel momento in poi, dall’inizio in poi praticamente, un susseguirsi di vittorie e prestazioni eccelse anche contro formazioni temibili, con a disposizione più capacità economiche e inizialmente costruite per vincere. I bianco-celesti partono da subito in zona playoff e lì resteranno fino al termine del torneo. Nessuno se lo sarebbe aspettato. 15 vittorie, 10 pareggi, 9 sconfitte, con il secondo miglior score di risultati utili fuori casa dopo il portentoso Tolentino. 45 reti segnate (di cui ben 16 realizzate dal bomber Ludovisi, al suo miglior campionato), una serie di giocatori giovani che ben presto diventeranno gli idoli dei tifosi (Calvaresi, Gaibo, Frinconi, Nardini, ect…)

Dopo la pausa natalizia i tifosi si sono già abituati al piacevole andazzo della loro squadra del cuore, e il sentore comune rappresentato anche dalle statistiche e dalla classifica è l’unanime vocabolo “Playoff”. Tale resterà fino a circa un mese dal termine, periodo nel quale i bianco-celesti cominceranno ad accusare le stanchezze fisiche e psicologiche accumulate nel corso delle gare, periodo che verrà enfatizzato in negativo proprio a 90’ dal termine con la cacciata di mister Zaini.

CI SONO SORPRESE E SORPRESE

La sorpresa senza alcun dubbio più interessante è rappresentata dall’ingaggio del giovane tecnico Luigi Zaini, cresciuto all’ombra del ben più famoso fratello Pietro che tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90 militò in diverse squadre di serie A e B tra cui l’Ascoli, sua città natale. Zaini, nonostante l’esperienza nulla in Eccellenza, si dimostra fin da subito possessore di un carattere di gioco e di una personalità che si allineano in perfetta sintonia con lo spogliatoio e con l’intero staff tecnico. Il suo lavoro assume un impatto decisivo sul morale e sulle prestazioni dei giovani ragazzi che allena, i quali reagiscono giocando bene, vincendo e dimostrandosi cinici, abnegati e perspicaci indipendentemente dal nome degli avversari che vengono di volta in volta chiamati ad affrontare. Nel giro di pochi mesi diventa l’oggetto di attenzione dei media locali, che cominciano sempre di più ad interessarsi al Grottammare ma soprattutto al suo incarico in qualità di timoniere della compagine rivierasca. In molti lo definiscono allenatore rivelazione dell’anno. La sorpresa che il Grottammare, grazie anche e in particolar modo a Zaini, si mantenga costantemente a ridosso delle grandi tenendogli il fiato sul collo colpisce gli appassionati del calcio locale, che adesso osservano i rivieraschi con gli occhi di chi guarda una squadra che vince semplicemente perché se lo merita.

Ma ci sono sorprese e sorprese. A un mese dal termine, in un periodo in cui i risultati cominciano lentamente a mancare, la partita fuori casa contro la Vigor Senigallia a 90’ dal termine del campionato  diventa oggetto di una sorpresa che ha lasciato di stucco tutti quanti: Zaini, il giorno seguente la sfida nella quale il Grottammare è stato battuto per 2-0, viene sollevato dall’incarico. Al riguardo si è scritto e detto tanto. RivieraOggi ha anche offerto l’opportunità ai due protagonisti della vicenda di poter dire la loro, al fine di chiarificare coi tifosi quali sono state le motivazioni che hanno portato a tale decisione. Ai lettori l’arduo compito di farsi la loro opinione.

Il Grottammare, ad una sola partita dal termine della stagione, deve per forza vincere se vuole accedere alle fasi dei Playoff.

COLLATERAL DAMAGE

L’ultima partita della stagione 2011/2012, con obbligo di vittoria se si vuole accedere ai Playoff, è la non impossibile sfida in casa contro la Forsempronese, che lotta invece per non accedere ai Playout. Con Zaini che ha fatto le valigie, il team viene affidato all’esperto dirigente generale Pino Aniello, che ha a sua disposizione pochi giorni per lavorare sull’importante match che potrebbe condurre i rivieraschi in serie D. Ma i danni collaterali scaturiti dalla cacciata del tecnico proprio all’ultima giornata si fanno sentire, e i giovani calciatori ne patiscono forse molto più del dovuto. Dopo una prima mezz’ora espressa molto bene con tanto di rete di vantaggio, i bianco-celesti finiscono per concludere la stagione nel peggiore dei modi, giocando quella che potrebbe essere considerata la più brutta partita dell’intero anno. Sfaticati, inermi, demotivati, lenti e meccanici, subiscono ben quattro gol e dopo il triplice fischio si avviano negli spogliatoi tra la delusione e l’incredulità generale.

CIO’ CHE SARA’

Il presidente Luigi Furnari, al suo quarto anno d’incarico, ha preso una serie di decisioni che sembrano aver giovato al Grottammare. A parte l’aver confermato la scelta del giusto mister ad inizio stagione, l’imprenditore ha inanellato una sequela di decisioni che, a corto, medio e lungo termine, si rivelano giuste e potenzialmente decisive. In primis l’aver voluto ampliare la dirigenza, per non restare da solo nelle decisioni più o meno importanti. In secondis, l’aver voluto investire nelle infrastrutture che, essendo il contesto in cui operano i giocatori e i tecnici, devono essere ottimizzate sotto ogni aspetto. Inoltre, l’attenzione rivolta alla formazione del personale, alle giovanili e alle fasi di attuazione affinché il Grottammare diventi scuola calcio molto probabilmente si dimostreranno azzeccate nel futuro.

Quindi cosa sarà il Grottammare a partire già da settembre? Non ci è dato saperlo per il momento, ma interpretando l’effluvio emotivo dei tifosi possiamo dire che quantomeno dovrà essere una squadra tanto competitiva quanto lo è stata sotto la direzione tecnica di Zaini, il cui scopo ultimo possa finalmente trasformasi ufficialmente da “tranquilla salvezza” a “lotta per i playoff”. Ora che le equanimi basi sono gettate, occorre proseguire sulla retta via che ha attribuito al team rivierasco la catalogazione, per la stagione 2011/2012, di squadra rivelazione, grazie anche al supporto di tutte quelle persone, all’infuori e dal di dentro delle società, che si sono adoperate con fatica e dedizione per il bene della stessa.

 

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