A, come Alfano: il segretario (?) del Pdl dice: “Ora, la nuova proposta politica”. Roba vecchia, morta appena detta.

B come Bersani: il Pd approfitta del crollo degli storici avversari di centrodestra e si impone nella maggior parte dei Comuni. Perde (o non vince) però nei tre principali: a Genova il sindaco è di Sel, a Palermo dell’Idv, a Parma dei Cinque Stelle. Bersani dice: “Abbiamo vinto senza se e senza ma”. Forse ha ragione, ma la sua conferenza stampa sembra un funerale, sguardo teso e neanche mezzo sorriso. Clicca qui. E poi leggi sotto (Rosy Bindi).

C come Casini e Cesa. Casini non si vede, lancia il vice Cesa: dopo la fede assoluta in Mario Monti, ora non ha più parole. Cesa, vecchia volpe, non sa che dire a sua volta e si rifugia nella geometria di centri e centrini che ci ha ammorbato per vent’anni. Clicca qui. Aria fritta.

Rosy Bindi a La7 scrive inconsapevolmente l’epitaffio della Seconda Repubblica della politica. Dopo aver provato a guerreggiare a distanza con il neo sindaco di Parma, Pizzarotti (M5S), lancia una sfida ideale alla quale il Pd non potrebbe sottrarsi. Sfilza paroloni, al che la conduttrice della trasmissione 8 e 1/2, Lili Gruber, deve interromperla: “Sì, ma ci dica una cosa almeno di concreto”.

Non c’è più l’antiberlusconismo e allora sotto la polvere della retorica una persona cortese come Rosy Bindi, vicepresidente della Camera in quota Pd, mostra il vuoto nascosto per anni dall’onnipresenza del Sire di Arcore. La sua scomparsa politica ora getta tutti nel terrore. E insomma, gli “ideali” che cita Rosy Bindi sono: la legge elettorale, la riduzione dei rimborsi elettorali, i costi della politica.

Della prima, se ne parla dal 1992, ininterrottamente. Degli altri punti, Paolo Mieli, presente in studio, ha avuto gioco facile ad interpretare il sentimento popolare, e ripetuto dai proverbi: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Ma la fine della Seconda Repubblica è proprio nei tre punti citati da Rosy Bindi. “L’ideale” non è un sogno, ma soltanto un tecnicismo, per di più tradito e ritradito più volte. Non ha detto: “lavoro per tutti”; non ha detto “riforma del sistema finanziario”; non ha detto “un milione di alberi piantati nelle nostre città”; non ha detto “abbattimento dell’imposizione fiscale sul lavoro”; non ha detto “più asili nido”. Niente di tutto questo o cose simili. E non si tratta di demagogia: senza obiettivi di questo genere, la politica non ha senso.

No: Rosy Bindi ha citato tre punti che sarebbero i cavalli di battaglia della cosiddetta anti-politica, senza tracciare alcun percorso veramente ideale.

C’è paura, negli occhi dell’ABC. La paura di non aver nulla da dire a quest’Italia stritolata dalla crisi della follia finanziaria europea. E Rosy Bindi lo conferma: non c’è nulla da dire, tranne le solite cose per prendere tempo e cercare di salvare la faccia.

 

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