MARTINSICURO – “Non avrò pietà per nessuno, anche per far capire il male che mi hanno fatto”. Toni Lattanzi racconta la sua vicenda giudiziaria conclusasi dopo dieci anni con due assoluzioni (in primo grado il 14 giugno 2006 e in Appello l’11 maggio 2012), annuncia una serie di azioni risarcitorie in sede civile e penale contro chi lo ha accusato ingiustamente e spiega le motivazioni che lo hanno spinto a dimettersi da coordinatore provinciale di Futuro e Libertà.

“Premetto che c’era la possibilità di valutare i termini della prescrizione, così come aveva richiesto il pm. Ma io e i miei avvocati abbiamo voluto la sentenza. Con l’assoluzione anche in Appello sono finiti dieci anni di ansia e sofferenze di cui qualcuno dovrà rispondere”.

Lattanzi fu arrestato il 21 gennaio 2002 quando era assessore ai Lavori Pubblici, con l’accusa di tentata concussione e abuso d’ufficio. A questo primo arresto (annullato dal Riesame l’11 febbraio) ne seguirono altri tre: il 20 febbraio (annullato l’11 marzo), il 14 marzo (annullato il 29 marzo) e il 28 marzo (annullato il 22 aprile).

“E’ un caso senza precedenti in Italia ed altrove, con quattro arresti a catena e quattro annullamenti degli stessi” afferma Lattanzi.

La vicenda si interseca con l’arresto di Pierluigi Lunghi, dipendente comunale, ed alcuni imprenditori che avevano richiesto di avviare progetti edilizi a Martinsicuro. “Ho combattuto degli speculatori – prosegue – che volevano depredare il territorio ed avevano intenzione di vendere per edificabili dei terreni inedificabili, realizzare chalet sull’arenile privato senza essere proprietari dell’intera area, usufruire di una norma della variante turistica nonostante non ci rientrassero, realizzare cappelle gentilizie”.

Nella sentenza emessa nei confronti di Lunghi non era prevista l’interdizione ai pubblici uffici e Lattanzi chiese che non fosse riassegnato all’Ufficio Tecnico per gli evidenti contrasti personali che c’erano tra il dirigente e l’allora assessore ai Lavori Pubblici. “Purtroppo il ricollocamento di Lunghi in quel posto è stato devastante per me, poiché ero responsabile delle indagini che portarono alla sua condanna per falso. Qualcuno mi deve ancora spiegare il perché di tale scelta”.

Nell’inchiesta c’era anche un filone dove Lunghi si era autoaccusato di abuso di ufficio facendo anche il nome di Lattanzi: “Il gup però ha assolto me e anche lui. Assurdo”.

Si dice poi molto deluso dall’atteggiamento di Abramo Micozzi: “Credevo mi dimostrasse solidarietà e invece cinque anni fa, pur di vincere le elezioni non ha esitato a calpestare la mia dignità. E pensare che le sue indecisioni hanno favorito, seppur involontariamente, certe situazioni”. Una stoccata la riserva anche per un avvocato “all’epoca consigliere di opposizione, che mi telefona e registra la conversazione che finisce in una cassetta audio agli atti a sostegno del mio primo arresto”. Lattanzi, su questo caso, procederà per capire si sia trattato solo di un comportamento deontologicamente scorretto oppure se sia perseguibile per via giudiziaria.

“Dopo il deposito delle motivazioni della sentenza deciderò con gli avvocati nei confronti di chi avviare tutte le procedure civili e penali che la legge mi permette. Non perdonerò nessuno, l’ho promesso a mio padre quando è morto. Lui negli anni ha sofferto molto per la mia vicenda”.

Lattanzi infine ringrazia gli amici e la famiglia che gli sono sempre stati vicini nei momenti più difficili e racconta come, durante il carcere, decise insieme alla moglie che di quel periodo, una volta terminato, si doveva avere comunque un ricordo positivo: “è stato nei colloqui in carcere con mia moglie che decidemmo che, una volta calmatesi le acque, avremmo avuto il terzo figlio. Così è nato Francesco”.

La conclusione della vicenda giudiziaria ha avuto però ripercussioni sulla sua attività politica, poiché lo ha portato a dimettersi da coordinatore provinciale di Futuro e Libertà. La motivazione è stato il rifiuto di Lattanzi a presentare una propria lista alle amministrative di Martinsicuro anche per via della sentenza in appello prevista l’11 maggio, che sarebbe stata oggetto di attacchi sotto campagna elettorale. “I vertici però non hanno capito questa mia decisione, ci sono state delle divergenze di vedute e ho preferito farmi da parte”. Dimissioni che però non precludono alla ripresa dell’attività politica: “Da dieci anni – conclude Lattanzi – non ho fatto più politica attiva per rispetto dei cittadini e dei magistrati, ma ora che questi ultimi, che sono gli unici titolati a dire se una persona è pulita oppure no, hanno sancito la mia onestà, penso proprio che riprenderò da dove sono stato interrotto: combattere le speculazioni nel nostro paese”.

 

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