Sentina e altro. Credo che stavolta Paolo Perazzoli l’abbia fatta grossa ma non solo, ha peccato anche di ingenuità. Cosa non da lui per cui mi vengono spontanee alcune domande e riflessioni che mi vedono totalmente favorevole all’intervento di Massimo Binci di Sel.

Perchè il nostro consigliere regionale non è intervenuto direttamente in commissione regionale? Per paura di Pietro D’Angelo che, da diverso tempo, ha anticipato pubblicamente la volontà di Perazzoli sull’indirizzo da dare alla Sentina? Perché ha voluto ribadire il ruolo unicamente consultivo della Commissione aggiuggendo che il Comune non può ricevere ordini da una Comitato di indirizzo? Che bisogno c’era di farlo? Cosa bolle in pentola? Perché D’Angelo è così arrabbiato che alla sua età si è detto disposto a fare barricate, a bloccare la ferrovia e così via?

Ritengo che chiedere risposte a queste domande non sia peccato. Se Paolo Perazzoli si degna di darle a noi e a tutti i nostri lettori, siamo contenti. Nel frattempo vado avanti con un’altra considerazione che, per qualche verso può essere collegata alla questione Sentina. Il tempo sarà come sempre giudice spietato.

In tutto questo can can tra D’Angelo (ex verde), Perazzoli (Pd), Marinucci (Verdi) e Binci (Sel, solo in Regione però) per l’ennesima volta l’opposizione sambenedettese (tranne Cinque Stelle che, nel suo piccolo, ha detto la sua) sta facendo scena muta. Atteggiamento, in democrazia, che si può rompere anche dando ragione a Perazzoli del Pd, perché no. Insomma a noi, ma principalmente a tutti coloro che li hanno eletti, non è dato di conoscere il parere dei maggiori rappresentanti del Pdl, da Piunti a Vignoli. Se invece non sono d’accordo con la scelta fatta dal Pd, a nome di Paolo Perazzoli, stanno perdendo una ghiotta occasione.

Evidentemente però sono d’accordo e tacciono… perché acconsentono. Giusto ma perché? Provo a fare alcune ipotesi, anzi due. La prima plausibile motivazione del loro assenso potrebbe derivare dal fatto che rafforzerebbero la posizione dei loro avversari per cui poi alle prossime elezioni gli elettori li premierebbero più di quanto hanno fatto ultimamente.

La seconda, sicuramente meno plausibile ma tragicamente, secondo me, più vicina alla realtà è che la forzatura del consigliere regionale del Pd possa in tempi sospetti favorire quelle categorie che durante le campagne elettorali danno una mano indistintamente a tutti. Preciso: non tutti della categoria (quale la indovinerebbe anche un bambino di cinque anni) versante ma quasi tutti quelli che potrebbero contare della parte ricevente. Parlo di rimborso pubblico, anzi privato, ai Partiti non per scelta di bandiera ma per evitare di scegliere il cavallo che perderà.

Un aspetto molto grave che mi fa riflettere ancora su quelle cosiddette “ditte” o cerchie” che nella nostra città detengono il potere. E mi viene in mente la grandissima e gravissima bugia che tutti i sindaci dicono, appena eletti: “Sarò il sindaco di tutti” pur sapendo che la cosa è impossibile e che saranno il sindaco della “Ditta” o dell “cerchia”, fate voi. Pur volendo non potrebbero farlo. E chi ci rimette è, come sempre, il cittadino “sano e libero” quello fuori le “cerchie” che, da quel momento, diventa automaticamente cittadino di serie B.

Cittadini “cadetti” che, coscienti di tutto ciò, non vanno più a votare. A loro rivolgo un invito per salvare capre e cavoli. O meglio più che agli elettori a quelle persone che vogliono mettersi in politica con intenti contrari a quelli dei politici attuali. Nessuna richiesta di voto a livello personale cioè nessun contatto che possa dopo essere sfruttato per “reciproci ricatti” ma soltanto una campagna elettorale che metta in evidenza le loro capacità personali, il loro curriculum e le loro intenzioni, una volta eletti.

Sono certo che, spiegato con chiarezza il motivo per cui non si recano a casa degli elettori per chiedere voti e perché non vogliono assolutamente sapere chi è che li vota, raccoglierebbero i suffragi di quasi i tutti i non votanti che, fra qualche anno vincerebbero le elezioni sempre e ovunque. Con il risultato che anche gli appartenenti alle cerchie non risulterebbero penalizzati e l’eletto potrebbe veramente essere il sindaco di tutti.

Scusate la lunghezza ma serviva per far… quadrare il cerchio. Stavolta non la cerchia.

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