SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La pesca selvaggia ha ottenuto i suoi frutti. Scampi e mulluschi, a rischio estinzione, nel nostro mare Adriatico. Questi dati sono riportati in uno studio condotto da Nazzareno Torquati rappresentante dell’Assimpesca, sul Mercato Ittico di San Benedetto: “Dal 1996 al 2011 si evidenzia un crollo vertiginoso del pescato, alcune specie entro qualche anni non saranno più trovate. Nonostante ciò, la politica non fa nulla. Il Governo non ha stanziato un euro per evitare questa catastrofe”.

Torquati punta il dito contro la totale assenza di ricerca e una mancanza di conoscenze specifiche che potrebbero facilitare l’accompagnamento alla crescita delle specie in questione. “Un merluzzo impiega circa tre anni a diventare adulto – continua Torquati – una vongola due anni e mezzo, lo scampo anche dieci anni. Pescando pezzature piccole si riduce lo stock ittico. La crisi si denota ance ne pesce azzurro, basta ricordare che dalle 24 lampare degli anni ’90, ora ce ne sono appena quattro”.

Nel 2006 è uscita una tabella del Fep (il Fondo Europeo per la Pesca) che riportava che dalle 50mila tonnellate di pesce nel 2000, si era passati a 23mila tonnellate, ma nemmeno questo dato allarmante secondo Torquati è riuscito a smuovere la politica.

Ora sembrerebbe che il nuovo Piano Comune della Pesca che entrerà il vigore nel 2014, sia agli studi e pare che l’Adriatico tornerà al centro dell’interesse. Lo conferma l’onorevole Luciano Agostini, presente all’incontro: “L’urgenza oggi è l’intervento sul mare più che sulla pesca. Dobbiamo modificare completamente il fermo biologico. Così com’è costituito (solo nel mese di agosto) ci costa molto di più di ciò che ci dà”.

“Certo è – ribadisce Torquati – che a causa dell’abitudine, soprattutto per quanto riguarda i molluschi, di catturarli piccolissimi e vicino alla costa, occorreranno anni prima che si ritorni ad un ciclo normale. In Francia bloccarono totalmente la pesca per tre anni per ripopolare il mare e il metodo è stato ottimo. Inserendo le mazzancolle, un crostaceo non autoctono, nel 1984 abbiamo dimostrato come questo si sia velocemente diffuso. Se partisse un discorso di maggior controllo, potrebbe diventare un prodotto di punta e sostituire lo scampo”.

Il rappresentate dell’Assimpesca chiederebbe di fatto un comitato di gestione delle risorse e di ricerca per la quantificazione delle biomasse marine presenti che potesse utilizzare delle mappe tridimensionali e diffondere il concetto di autodisciplina.

L’assessore alle Politiche del Mare, Fabio Urbinati precisa che lo studio di Torquati rende il Mercato Ittico di San Benedetto, interessato a tutti i tipi di pesca, un campione importante e un punto di partenza che evidenzia lo stato di sofferenza del mare Adriatico.

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