Politica. Noto con piacere segni di  risveglio tra gli elettori, anche se continua a vincere il partito degli “assenti”, di coloro cioè che preferiscono non recarsi alle urne perché non vedono tra i candidati persone in grado di rappresentarli onestamente e adeguatamente. Siamo quindi sulla strada giusta? Ancora no. Primo perché perché i non votanti aumentano, secondo perché c’è ancora un tassello molto importante da rimuovere e riguarda piccole lobby (un po’ troppo chiamarle così e dico tutto) create tanti anni fa dal Partito Comunista (ma anche dalla DC) che ancora (c0mplice appunto anche il calo di votanti) risultano determinanti. Ognuno chiaramente è libero di votare chi vuole ma è risaputo che uno dei maggiori problemi italiani è quello del voto inconsapevole o meglio del voto non meditato o finalizzato allo scambio. “Se io ti voto tu che mi dai?” o “ti darò se tu mi voti” cioè il voto clientelistico, una piaga che rappresenta l’antitesi della democrazia, la quale vorrebbe che, chi governa, governasse tutti allo stesso modo. Il voto clientelistico, invece, porta all’esatto contrario e cioè a disparità sociali inevitabili.

Ma non è questo il tema principale del mio disappunto. Anche perché quelle appena espresse sono considerazioni oramai obsolete e consolidate, in quanto incontrovertibili e corrispondenti alla realtà dei fatti. Il mio disappunto vuole semplicemente spiegare i motivi che hanno portato a risultati elettorali che definirei strani ma anche specchio di una protesta sacrosanta. Hanno resistito soltanto gli eredi di DC e PCI perché maggiormente organizzati sul piano delle “truppe cammellate”. Credo che il Pdl non farà in tempo a “mettersi il linea” con il Pd, quindi scomparirà prima. Meglio così. E’ fuor di dubbio infatti che tra gli ex elettori di Pdl o Pd, le menti libere che si sono accorte adesso di aver sbagliato, sono più di centro destra che di centro sinistra.

Verso il Movimento “Cinque Stelle” si sono indirizzati gli stessi che circa vent’anni accolsero l’invito di Berlusconi, che diceva le stesse cose che dice adesso Beppe Grillo. Non voglio dire che il “grillismo” sarà come il “berlusconismo”  ma che l’eccessiva personalizzazione del movimento potrebbe scoraggiare altri potenziali elettori. Come per il “Dipietrismo” e il “Casinismo”. E’ quella differenza che dà oggi un piccolo vantaggio al Pd nel quale non c’è un “Bersanismo” ma tante piccolissime e deleterie lobby che non costituiscono, purtroppo, ancora un elemento negativo eclatante, quale realmente è. Anche lì, se andiamo ad esaminare, per restare in casa nostra, quello che hanno fatto negli anni i nostri rappresentanti per la città di San Benedetto, scopriamo uno “zero carbonella” o quasi. Se fanno qualcosa, vedi Perazzoli e il caso Sentina, scopriamo che il vantaggio maggiore è per pochi e a discapito della stragrande maggioranza dei cittadini, stavolta anche di coloro che lo hanno votato. Tutti coloro che non vorrebbero che la Sentina venisse cementata.

Non mi va bene niente? Nulla di quanto vedo (la malapolitica non è una parola che ho inventato io) ma una proposta ce l’ho: i giovani devono uscire dal guscio dove sono stati relegati e demoralizzati da un “nonnismo” che ha tolto loro speranze e iniziative. Soltanto un movimento democratico che parte dal basso e formato da 30-40 enni  può ribaltare l’attuale andazzo ed evitare che la terza repubblica non finisca come la Seconda sulle ceneri della Prima. Lancio un appello affinchè tutti i giovani appassionati di politica mettano da parte la protesta fine a se stessa ma inizino a riunirsi una volta la settimana per discutere di politica e di programmi. Pubblicamente , non in stanze segrete. Iniziamo dalla nostra provincia, l’Italia vi seguirà. Dai loro incontri deve partorire una specie di “costituzione” nella quale indicare linee basi di comportamento. Avevo visto bene N.O.I., un movimento fondato da tre giovani che, nei loro programmi, avevano qualcosa di simile. Perché non rispolverarlo? Dimenticavo un mio suggerimento: non nominate leader o presunti tali. Fatelo soltanto, per necessità, a ridosso di elezioni. Movimenti di questo tipo cancellerebbero il ricordo di quando negli anni settanta, nostri giovani (Peci, Moretti ecc.) scelsero la via sbagliata in una situazione molto simile a quella attuale.

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