SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tre milioni e 400 mila euro di frode fiscale attraverso il commercio elettronico: questa è l’accusa mossa ad una imprenditrice sambenedettesi di quarant’anni al termine di una indagine di polizia economica del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno che, attraverso la dipendente Compagnia di San Benedetto del Tronto.

Per delineare la frode in tutti i suoi peculiari aspetti, le Fiamme Gialle hanno in un primo tempo monitorato una cospicua parte di attività promosse dalla donna attraverso la rete – operante, infatti, nel commercio al dettaglio di prodotti vari via internet – rilevando subito sostanziali differenze tra i volumi d’affari dichiarati al Fisco e quelli, effettivi, emergenti dal complesso delle transazioni analizzate e andate a buon fine, effettuate a mezzo del “commercio elettronico”.
La circostanza ha determinato la necessità di approfondire, nel dettaglio, l’insieme di tutte queste attività commerciali, per le quali i militari, sfruttando anche gli strumenti di cooperazione internazionale, hanno effettuato lo screening di ben 65 mila transazioni elettroniche, comparando poi, per ciascuna di esse, le evidenze dei registri contabili dell’impresa, in riscontro, quindi, della presenza o meno delle previste certificazioni di carattere fiscale.

Attraverso dunque l’esecuzione di due distinte verifiche fiscali, che hanno interessato tutte le transazioni commerciali attuate negli ultimi cinque anni, è stata individuata l’ingente massa impositiva sottratta all’Erario che, nello specifico, è stata quantificata in oltre 1,4 milioni di euro relativamente ai ricavi non dichiarati, 1,4 milioni di euro quale base imponibile sulla quale calcolare l’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) e in 570 mila euro di complessive violazioni alla normativa dell’imposta sul valore aggiunto (Iva).

Le violazioni connesse alla macroscopica evasione – che hanno interessato anche gli acquisti “in nero” per 590 mila euro di prodotti di diversa natura effettuati dall’imprenditrice “evasore paratotale” – hanno consentito di rilevare che ben il 65% delle 65 mila transazioni commerciali attuate attraverso la rete non ha trovato fedele correlazione nelle scritture contabili detenute dall’imprenditrice.

La stessa Compagnia di San Benedetto del Tronto, già agli inizi del 2010, in attuazione sulla predette direttive e sulla scorta degli elementi informativi acquisiti dallo staff d’intelligence del Comando Provinciale di Ascoli Piceno, aveva condotto una specifica analoga indagine, scoprendo una frode fiscale attuata da tre società locali, a diverso titolo tra loro collegate dalla similarità dell’attività economica esercitata e da un’univoca gestione riconducibile, di fatto, ad uno stesso gruppo familiare.

Rilevanti, anche in tale contesto, i risultati conseguiti dal Corpo, caratterizzati, a seguito della tracciatura di diverse decine di migliaia di transazioni, dall’emersione di un’evasione fiscale per complessivi 5,3 milioni di euro perpetrata dai tre “evasori totali”, uno di questi deferito anche all’Autorità Giudiziaria per la fattispecie penale di cui all’articolo 5 “Omessa dichiarazione” del Decreto Legislativo n. 74/2000.

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