C’è un solo partito, in Italia, degno di questo nome: per presenza in ogni città, per consenso non da prefisso telefonico, per organizzazione non leaderistica (d’accordo: si tratta di somma di leaderismi, ma bisogna accontentarsi).

Ovviamente parliamo del Partito Democratico.

Il crollo del Pdl, il montismo acritico del Terzo Polo, la crisi della Lega, la tenuta di Idv e Sel alla sua sinistra, la scarsa incidenza di comunisti e ambientalisti, ne fanno l’attore quasi unico della politica nazionale. Certo, c’è il Movimento Cinque Stelle: che oramai, rotti gli argini, sarà sicuramente una valanga fra un anno: i grillini non governeranno quasi nessun comune, quindi non potranno commettere errori,  e avranno gioco facile contro partiti moribondi (Pdl), o tremebondi (Terzo Polo, Pd).

Il Pd però da solo non è in grado di governare ed anzi è probabile che da qui alla primavera 2013 – sempre se le elezioni si dovessero davvero svolgere in maniera regolare – il consenso popolare verrà ancora meno (e già adesso, nonostante il crollo degli avversari storici, non va oltre le soglie abituali). Bersani naviga a vista ed ora spera che Hollande fermi la Merkel (rara dichiarazione di impotenza politica). Se ciò non avverrà (altamente probabile) la crisi economica auto-indotta provocherà un ulteriore rigetto e saranno colpiti soprattutto i partiti che sostengono il governo Monti.

Ricordiamo che il Patto Fiscale Europeo obbliga l’Italia ad una manovra di base di 45 miliardi di euro: tenete presente che la parata della spending review (in italiano: riduzione dei costi, ci si perdoni l’obbligo di usare terminologie astruse a causa dell’abuso giornalistico e politichese-tecnico) tratta di un taglio delle spese al massimo di 4,2 miliardi di euro.

A parte Casini, né Pdl né Pd potranno approvare a cuor leggero un nuovo salasso a pochi mesi dalle elezioni. Ma la partita più difficile sarà del Pd, perché gli altri giocheranno per non estinguersi e non per vincere: dopo una acritica sequenza di sì al potere finanziario, sa che sottrarsi all’abbraccio tecnocratico potrebbe avere effetti devastanti per il partito in termini di potere.

Con un Terzo Polo azzoppato e la foto di Vasto (Idv-Sel) che mal si concilierebbe con le lettere della Bce e soprattutto con il sostegno alla tecnocrazia e al Fiscal Compact: sarà più probabilmente Grecia e non Francia l’approdo.

Ingovernabilità, dunque, perché di qualsiasi tipo saranno i pesci pescati dalla rete, dall’altra parte si formeranno buchi troppo larghi per trattenere le altre specie.

 

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