TERAMO – Il centro antiviolenza “La Fenice” di Teramo rischia di chiudere per mancanza di fondi e l’assessore provinciale e vicepresidente della Provincia Renato Rasicci scrive alla Regione Abruzzo (nello specifico alla consigliera regionale di Parità Letizia Marinelli e all’assessore regionale alle Pari Opportunità, Federica Carpineta) per chiedere di salvare la struttura. “Sulla scia degli ultimi episodi di femminicidio, come quello di Enna, e dell’appello lanciato da Alberta Basaglia a livello nazionale sull’importanza di sostenere e potenziare la rete dei centri anti-violenza – scrive Rasicci nella lettera – conoscendo della vostra competenza e sensibilità in materia, voglio portarvi a conoscenza dell’attività svolta sul territorio del centro “La Fenice” della Provincia di Teramo, affinché vi facciate promotrici presso la Regione della necessità di erogare al più presto i fondi necessari a tenere in vita la struttura. C’è infatti una situazione di emergenza: il centro al massimo entro due mesi dovrà chiudere per carenza di risorse”. Rasicci spiega inoltre che la Teramo è l’unica Provincia a gestire un centro antiviolenza “presso cui vengono erogati servizi essenziali per le donne maltrattate e vittime di abusi, che non avrebbero altri riferimenti sul territorio”.

Il centro, avviato nel 2007, è aperto 4 giorni a settimana con cinque operatrici che offrono agli utenti assistenza di tipo psicologico, sociale e legale. Dal 2009 la struttura è a carico della Provincia che, oltre a garantire le attività di sportello, ha organizzato attività di sensibilizzazione nelle scuole superiori ed è capofila di un progetto, già presentato al Dipartimento per le pari opportunità, denominato “Maia”, per la realizzazione di una casa rifugio di livello regionale per l’accoglienza delle donne vittime di abuso e dei loro minori.

“Va tuttavia fatto presente – prosegue Rasicci – che se finora, contando unicamente sulle risorse dell’Ente, siamo riusciti a tenere in vita il centro, ci sarebbe necessità di completare il percorso della presa in carico delle donne che subiscono forme di maltrattamento, che spesso si manifestano in ambito domestico sotto forma di un crescendo, coniugando le attività di assistenza erogate tramite sportello con attività di accoglienza vera e propria, che consentano di portare le donne in situazioni di rischio in un contesto protetto per tutto il tempo necessario”. Attività che, a causa delle esigue risorse dell’ente non possono essere svolte. “L’auspicio – conclude Rasicci – è che quindi a livello regionale, si dia seguito agli impegni presi e si acceleri l’iter per l’erogazione dei fondi necessari a garantire un servizio essenziale, finalizzato alla liberazione delle donne dallo stato di paura, che è poi precondizione di qualsiasi seria e concreta politica per le pari opportunità”.

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