Dal numero 915 di Riviera Oggi.

In mezzo ad assessori uscenti e vecchi segretari di partito, esperti e navigati, Pierpaolo Rosetti è a tutti gli effetti il candidato sindaco di Acquaviva Picena più enigmatico. Neofita della politica, va orgoglioso della sua peculiarità. Anche se i rischi di chi si propone come assoluta novità, sono alti. “Non nego che farci conoscere rappresenti un handicap – ammette – ma stiamo lavorando sodo”.

Non può negare che in un paese di 3 mila anime conti soprattutto essere radicato sul territorio ed avere una storia alle spalle ampiamente conosciuta.
“Appunto. Però la conoscenza in queste settimane è cresciuta, organizziamo incontri nelle varie zone di Acquaviva ogni sera. Da dieci anni abito qui, ormai faccio parte di questa realtà”.

Perchè ha deciso di candidarsi?
“Nell’arco di questi due lustri ho visto un comune spegnersi lentamente. Dalle imprese commerciali ai servizi generali, tutto è assente. E’ mancato l’intrattenimento, non ci sono aree verdi. Dal 2002 ad oggi c’è stata una palese involuzione; ritenevo che protestare e basta non servisse a molto. Ho deciso di mobilitarmi, altri atteggiamenti non avrebbero portato a nulla”.

A tal proposito, cosa propone? Quali sono i progetti di “Per Acquaviva”?
“Del verde ho già accennato, vanno realizzati punti nuovi e tutelati gli esistenti. C’è poi la sistemazione del territorio. Le strade versano in uno stato drammatico, soprattutto nella zona industriale. I marciapiedi idem, per non parlare dell’illuminazione carente”.

Sì, ma senza soldi, non rischiamo di rimanere nell’ambito delle mere promesse?
“Ci sono persone che si renderebbero disponibili volentieri, anche per la semplice piantumazione di alberi. C’è gente che ama rendersi utile. La volontà esiste, purtroppo nessuno in questi anni l’ha ascoltata. Non nego che le difficoltà siano state immense, però non sono state sfruttate innumerevoli opportunità, come i fondi europei e regionali non colti. Siamo rimasti indietro rispetto a realtà simili. Penso a Ripatransone o a Monteprandone”.

Nel simbolo di “Per Acquaviva” campeggia la Torre dell’Orologio. Avete dichiarato a più riprese che intendete riportarla agli antichi splendori. In che modo?
“Potremmo ancora giungere a finanziamenti regionali. Se vinceremo, appena ci insedieremo affronteremo il discorso. La Torre è il nostro simbolo e lotteremo affinchè venga rimessa a posto”.

Teme la lista capitanata da Giovanni Olivieri e sostenuta da Sel e Rifondazione Comunista?
“Non so che resa possa avere. In termini politici qualcosa temiamo, certamente. Pertanto, il nostro progetto è ampio e puntiamo a prendere voti ovunque. Proprio per questo motivo è difficile capire quale lista possa davvero danneggiarci. Noi guardiamo a 360 gradi”.

Se la sente di assolvere in qualcosa il primo cittadino uscente Infriccioli e la sua giunta? Non ritiene che la crisi economica abbia per forza di cose limitato l’operato dell’amministrazione?
“Sicuramente il periodo difficile ha influito, ma l’avvio della crisi risale al 2008. L’assoluzione quindi può esserci solo parzialmente, non può rappresentare una scusante completa. Riguardo alla giunta invece, non do valutazioni personali, mi limito ad analizzare il complesso”.

Su chi crede di dover fare la corsa?
“La corsa la farò su tutti e tre gli altri. Sto cercando di rosicchiare ovunque. Il pronostico non lo faccio, sarebbe eccessivo. Posso dire che punto a vincere, quindi punto esclusivamente al primo posto”.

E se dovesse andare male?
“Manterrei un ruolo attivo in paese, nella speranza di lanciare nuove persone per il futuro”.

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