SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E‘ muro contro muro tra il Comune di San Benedetto e Touhami Sondes, la donna nata in Italia da genitori tunisini vittima in questi giorni di uno sfratto esecutivo. Ventottenne e madre di tre bambini, la Sondes è stata abbandonata dal marito due anni fa e lavora presso una cooperativa di servizi. Tuttavia, sono elevate le difficoltà per riuscire a pagare l’affitto.

Circa dodici mesi fa, la ragazza aveva posto domanda per l’ottenimento di una casa popolare. Una richiesta respinta in quanto la graduatoria per l’assegnazione era già stata chiusa. Decisione questa che l’ha spinta a rivolgersi al Presidente della Repubblica, con il Quirinale che si è immediatamente sfilato dalla vicenda, ritenendola di non propria competenza. Nel frattempo, l’amministrazione comunale trasmetteva gli atti al Tribunale Amministrativo Regionale.

Nonostante sia recentissima la decisione di prorogare temporaneamente lo sfratto, l’assessore alle Politiche Sociali, Margherita Sorge, ha voluto comunque esporre il proprio punto di vista sulla querelle: “Mi occupo di questa storia da un anno, la signora Sondes l’avrò incontrata almeno cinque volte. Inoltre, l’Ufficio l’ha seguita in modo assiduo pure in passato. Non è vero che l’abbiamo abbandonata, anzi”.

La Sorge rispolvera quindi la polemica inerente l’alloggio Erap: “Pure se la graduatoria fosse stata aperta si sarebbe classificata in basso. Lo dico a malincuore, tante famiglie sono messe peggio. E’ vero, ha tre figli, ma ha un lavoro”.

Capitolo chiuso? Nient’affatto. L‘assessore non molla ed arriva ad elencare tutte le proposte avanzate nei confronti della stessa Sondes: “Le abbiamo erogato 1800 euro l’anno come contributo per il canone d’affitto; l’abbiamo esonerata dal pagamento dei buoni pasto per i figli e da quello per i centri ricreativi estivi; le abbiamo offerto altre situazioni abitative, a Monteprandone, puntualmente rifiutate; le abbiamo allora offerto il trasferimento in un residence a spese nostre, anch’esso respinto. Lei ambisce ad ottenere una casa popolare. Purtroppo sono già occupate da casi ancor più drammatici”.

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