Di seguito un “commento” pubblicato su Facebook da un ragazzo “arrabbiato”. Un “indignado”, per usare un termine di moda. So che non si tratta di un mero sfogo ma di un dolore sentito. Forse comune ad una intera generazione (quella dei ventenni e trentenni, e quelli ancor più giovane). 

 

Ho scritto in tutte le salse cosa sia una delle cose che più odio di questo tempo: i genitori.

Oggi mi ritrovo 40enni o 60enni che mi dicono che andranno a Pesaro il 25 aprile fieri di applaudire Giorgio Napolitano.

Mi tocca discutere con 70enni in pensione che mettono il tricolore alla finestra perché Silvio non c’è più mentre Mario rende onore all’Italia.

E poi si passa alle cose serie, come sta tuo figlio Andrea, tua nipote Giovanna.
“…un periodaccio… non si trova nulla, tutta quella fatica per gli esami…”, oppure, “insomma, adesso ha un contratto per l’estate come receptionist, vedi studiare le lingue serve…”.

Il cancro che più di ogni altro, in Italia, dovrebbe essere asportato è quello della categoria dei genitori. Io uso questa metafora: avete consegnato i vostri figli, me, al boia e urlate al boia di tagliarmi/ci la testa. È assurdo; e mentre la testa rotola voi asserite che era per il nostro bene. Non so se questo sia mai accaduto nell’arco della storia.

Io vi chiedo: dove eravate? Perché avete chiuso gli occhi per 40 anni? Perché avete permesso che i miei diritti fossero a mano a mano accantonati? Perché avete permesso la distruzione della democrazia? Perché non intervenite quando vogliono ridurre il debito pubblico… o quando ci hanno fatto entrare nell’euro?

Perché avete deciso di castrare i sogni dei vostri figli?

Voi siete il dramma di questa nazione, voi genitori, il cui unico coraggio è quello di pagare 30 euro a prestazione o quello di accendersi una sigaretta.

I figli creperanno? Cazzi loro direte voi, tanto avete goduto senza problemi.

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