Ci sono ritardi che dispiacciono per una vita.

Ho conosciuto gli Offlaga Disco Pax solo dopo cinque anni il loro esordio. Non me lo spiego.

E ho iniziato a leggere Alice Munro almeno una decina d’anni dopo le prime traduzioni italiane. Me dannato.

Sto recuperando e pian piano sto leggendo tutti i suoi racconti.

Non voglio aggiungere troppe parole, né stilare classifiche dove, credo, la posizionerei al numero uno della mia lista degli scrittori di racconti. Vi cito alcuni passi del libro che sto leggendo – un po’ lentamente, lo confesso –  scritto tra il 1977 e il 1982, Le lune di Giove.

Io sono un uomo (il mio nome non lascia dubbi per chi non mi conoscesse): ma donne, amiche, leggete Alice Munro, anziana scrittrice canadese.

Da “Dulse”:

A questo punto a Lydia non resta che accusare se stessa. Il suo egocentrismo è pari a quello di Duncan, ma mascherato meglio. E’ in competizione con lui su chi dei due sappia amare meglio. In competizione con tutte le altre donne, anche quando esserlo risulta assurdo. Non tollera di sentirle elogiare, né di sapere che Duncan ne conserva un buon ricordo. Come molte donne della sua generazione, ha dell’amore un’idea rovinosa ma in un certo senso anche poco seria, poco rispettosa.  E avida. Si esprime con intelligenza e ironia e in questo modo protegge le proprie pretese indifendibili. I sacrifici che ha fatto per Duncan in termini di sistemazione, amici, frequenza di rapporti sessuali e tono della conversazione sono state violazioni flagranti, seppur commesse senza serietà. Ecco dove è mancato il rispetto; ecco in che cosa consiste l’indecenza. Prima, gli ha regalato tutto quel potere e poi ha cominciato a lamentarsi senza sosta con se stessa e con lui del fatto che ce l’avesse. Per sentirsi superiore.

Da “L’incidente” (si fa riferimento alla morte del figlio di Ted, evento scatenante del divorzio dello stesso Ted dalla prima moglie e il matrimonio con Frances, sua amante al momento dell’evento luttuoso):

Se quel giorno non fosse uscito sotto la neve per portare una carrozzina dall’altra parte della città, a quest’ora Frances non starebbe a Ottawa, non avrebbe avuto le due bambine, non avrebbe avuto la sua vita, non la stessa. Il che è vero. Ne è sicura, ma pensarlo è troppo brutto. La prospettiva dalla quale sarebbe costretta per sempre a guardare alla vicenda è inammissibile: mostruosa. E se lui non fosse uscito quel giorno – pensa Frances mentre gli sta parlando – dove saremmo tutti noi, adesso? Bobby avrebbe una quarantina d’anni, forse farebbe l’ingegnere – sembrava probabile, a giudicare dalle sue curiosità di bambini sulle quali Ted torna sempre più spesso – avrebbe un buon impiego, forse persino un lavoro interessante, una moglie, dei figli. Greta sarebbe quella che va a trovare Ted in ospedale, che si prende cura del suo enfisema. Frances forse sarebbe ancora lì ad Hanratty, a insegnare musica, o magari, sarebbe andata altrove. Forse si sarebbe ripresa, e poi innamorata di un altro, o forse si sarebbe ripiegata sulla sua ferita, diventando una persona dura e solitaria.

Sai che differenza, pensa Frances. Non sa nemmeno da dove spunti quel pensiero, né che cosa voglia dire, visto che ovviamente la differenza c’è, eccome, lo vede chiunque, un mondo di differenza. Ha avuto il suo amore, lo scandalo, un uomo, le figlie. Eppure, dentro le batte il cuore di sempre, ed è tutta sola, la stessa Frances che c’era prima che accadesse ogni cosa.

Beh, non proprio la stessa, andiamo.

La stessa.

Da vecchia non sarò meglio di mia madre, pensa, voltandosi di slancio per salutare qualcuno. Pazienza. Le resta ancora parecchia strada da fare.

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