Area vasta. Ho assistito alla conferenza sulla sanità picena che aveva come tema principale la sorte degli ospedali “Mazzoni” e “Madonna del Soccorso”. Quelli che una volta erano entrambi ospedali provinciali e che nel tempo hanno “assorbito” tutti gli altri nosocomi territoriali. Doveva essere il segnale decisivo verso una potenziale crescita con due grandi ospedali, anzi tre (c’era anche Fermo prima che diventasse provincia) ove centralizzare gli sforzi quantitativi e qualitativi. Nulla di quanto previsto è accaduto, tanto che dopo un po’ anche due ospedali sono diventati troppi ed uno andava eliminato.

Nulla da eccepire: vista la necessità di una sempre  maggiore e costosa tecnologia, vista la possibilità di dare gli stessi servizi con meno personale, considerate le distanze (prima per passare da un ospedale all’altro c’era solo la Salaria ed un’ora di strada, oggi 20 minuti) una scelta andava fatta. Ma proprio a quel punto è partito l’inganno.

Invece di convocare tutti i sindaci interessati e porre in modo trasparente il problema, i vertici regionali hanno iniziato ad agire di “nascosto” con manovre sotterranee tendenti a ridimensionare le due strutture ospedaliere in maniera, secondo me, subdola: impoverendoli in modo che si rendessero conto da soli che uno era di troppo come testimoniano negli ultimi vent’anni le lamentele della “clientela” ascolana e sambenedettese o dei loro hinterland.

Si è agito principalmente sugli emissari anconetani (i cosiddetti manager) inviati a San Benedetto e Ascoli per raggiungere lo scopo, mascherandolo con intenzioni esattamente contrarie: quelle di farci fare il salto di qualità. E’ questa la cosa che mi fa più rabbia anche perché a quelle metamorfosi ho assistito in prima persona e quelle decisioni della Regione avevano inizialmente ingannato anche il sottoscritto. Poi conosciuto il primo “manager”, conosciuto il secondo ho aperto gli occhi. In Ascoli si sono “difesi” meglio e questa differenza ha creato l’attuale disparità dovuta al declino diverso subito dai due nosocomi. I motivi ve li lascio indovinare. Certo è che gli ascolani sono stati più bravi dei sambenedettesi.

L’altra cosa che mi rode ancora, come ho scritto nei giorni scorsi, è vedere politici (quelli che hanno vissuto questo percorso) che hanno prima (per un ventennio) chiuso gli occhi per motivi probabilmente egoistici per poi svegliarsi nelle ultime settimane con proclami che non hanno più ragion d’essere adesso che “tutto è compiuto”. Una frase che si adatta bene alla notte della Risurrezione. Cosa che in modo blasfemo si può dire anche del sindaco Gaspari il quale  nel suo intervento ha parlato come un “libro stampato” non sbagliando un passaggio, dimostrando due cose: che ha capito tutto e che nell’arte dell’opposizione politica non ha rivali.

Concludo qui la mia verità e aspetto quelle degli altri che ho citato mentre, per tutti i particolari della conferenza vi rimando alla nostra diretta web.tv, grazie alla quale potete farvi una vostra idea. La mia è che ho sentito  tutto quello che mi aspettavo meno una frase (oltre il palese aut-aut dell’assessore regionale Mezzolani: o vi mettete d’accordo o è peggio per voi) che mi dà una piccola ma davvero piccola speranza. L’ha pronunciata l’attuale direttore, Giovanni Stroppa: “Nulla è ancora definitivo, tutto è ancora possibile“. Non ci resta che attendere.

Buona Santa Pasqua di risurrezione a tutti

 

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