SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Oggi la bufera che ha travolto il suo partito, ieri la visita in Riviera, in sostegno di Bruno Gabrielli, candidato sindaco del centrodestra alle elezioni amministrative del 2011. Com’è cambiata la vita in appena un anno a Renzo Bossi, colpito dalle indagini riguardanti il tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, condotte dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria. Un terremoto che ha portato alle clamorose dimissioni del padre Umberto dalla segreteria nazionale del partito.

Un’atmosfera totalmente differente a quella di dodici mesi fa, quando il Carroccio, sulla scia di un consenso in ascesa, puntava all’ingresso nel consiglio comunale sambenedettese. “Fino a qualche tempo fa – affermava il giovane consigliere regionale lombardo – la Lega era un partito di sole idee  che oggi si concretizzano grazie al federalismo municipale. Se finora la percentuale di tasse pagate dai cittadini è finita nelle casse statali ad eccezione di un misero 10%, attraverso questo provvedimento i soldi rimarranno in quelle comunali e si avrà così la possibilità di lavorare alle problematiche della cittadinanza. Ad esempio, all’interno del federalismo municipale – proseguiva – abbiamo inserito una cedolare secca che agevola chi decide di dare in locazione una casa con un risparmio del 17 per cento scoraggiando così gli affitti in nero. La capacità economica e fiscale sono elementi che devono essere alla base per un’amministrazione comunale che deve inoltre riuscire a sostenere le aziende e favorire così i giovani nelle assunzioni a tempo indeterminato. Ogni territorialità potrà così valorizzare le proprie risorse attraverso gli investimenti e nel caso delle Marche il turismo è un elemento da preservare”.

Il trota diceva la sua pure sulla questione libica, all’epoca bollente: “La Lega si è schierata in modo chiaro, noi siamo contro i bombardamenti a favore però di un’azione militare che porti a dei risultati concreti. Il problema sono i flussi migratori e noi non riusciamo a gestirli poiché non ci sono posti di lavoro a sufficienza. L’unico modo per aiutare quelle popolazioni sarebbe quello di trovare dei metodi e creare così delle opportunità occupazionali nei loro paesi”.

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